Al termine del ritiro, il Cholito ha fatto il punto sulla preparazione in vista della nuova stagione e ha parlato della scelta di restare
Giovanni Simeone ha segnato il primo gol del Torino in questa stagione – sbloccando il risultato contro il Pinzolo Valrendena – e spera ora di trascinare la squadra in campionato. Dopo l’amichevole contro il Cittadella, il Cholito ha fatto il punto di fine ritiro.
L’intervista
Qual è il bilancio del ritiro?
«È stato un ritiro molto positivo. C’è un nuovo allenatore che ha portato energia, che ha un bello spirito e voglia di vincere: la squadra aveva bisogno di questo. Sono state due settimane positive, abbiamo lavorato sulle idee di Abate e stiamo cercando di creare una nuova identità a questo Toro».
Come si aspetta dalla prossima stagione?
«Non lo so, in ogni stagione ci sono delle difficoltà da affrontare. Ora abbiamo iniziato da zero con un nuovo allenatore e c’è una squadra che si sta creando. Mi auguro il meglio per questo gruppo, perché penso che con Abate stiamo creando qualcosa di bello».
Le piace il gioco di Abate?
«Mi piace molto. È chiaro che ci siano tante cose che dobbiamo migliorare, ma le idee che ha Abate mi piacciono. Costruiamo tanto dal basso e stiamo lavorando su questo aspetto. Stiamo costruendo molte cose belle. Certo non dobbiamo guardare come è andata quest’ultima partita, durante il ritiro le gambe sono pesanti e tutto è più difficile. Ciò che conta è che stiamo creando qualcosa di bello».
Il River Plate era interessato ad acquistarla, lei in passato non ha nascosto il desiderio di tornare um giornale al River, ma è rimasto al Toro. Cosa l’ha spinta a prendere questa decisione?
«Che mi piacerebbe un giorno tornare in Argentina è noto e quel momento arriverà. Ma non adesso. Ora è il momento di crescere con questo nuovo gruppo, con il nuovo allenatore. Io ora sono concentrato al 100% sul presente e il mio presente è il Toro».
Abate le ricorda qualche allenatore del passato?
«Per l’intensità del lavoro e la cura maniacale dei dettagli mi ricorda Conte, anche se Abate ha le sue idee e ha già fatto vedere la sua impronta. Per quel che riguarda la costruzione pure qualcosa di Pioli».
C’è qualche giovane che l’ha colpita in ritiro?
«Sì, Luongo, ma penso che non abbia colpito solo ma, ma anche voi. Mi ha colpito che dopo mezzo allenamento aveva già capito ciò che gli chiedeva Abate: i giocatori forti sono quelli che capiscono le idee dell’allenatore e si mettono a disposizione. Ora Luongo deve continuare così».
Come si trova con il nuovo sistema di gioco di Abate?
«D’Aversa a volte mi faceva giocare più indietro, ma mi sono trovato bene in quella posizione. Con Abate sono tornato in avanti, ma nei primi giorni anche lui mi ha fatto fare il trequartista. Io sono a disposizione per entrambi i ruoli, anche se stando più indietro devo correre di più».
Tornando all’interesse del River nei suoi confronti, c’è qualcosa che Cairo o Petrachi le hanno detto per convincerla a rimanere?
«No, non c’è stata nessuna parola o frase particolare. Abbiamo parlato in maniera molto chiara e abbiamo deciso di continuare insieme».
Le piace la nuova seconda maglia del Toro? Ricorda molto quella della River
«Sì, ma non è la prima volta che il Toro omaggia il River. Sono molto contento che ci sia questo legame forte tra queste due società, che il River abbia giocato quell’amichevole dopo la tragedia di Superga».
Nel prossimo campionato torneranno anche i tifosi, le è mancata la curva Maratona?
«Nei pensieri c’è ancora partita contro la Juve, mi sono emozionato a vedere di nuovo tutti quei tifosi, quando li ho visti ho pensato che avremmo potuto vincere. Quando venivo a Torino da avversario ho sempre trovato difficile giocare contro il Toro perché c’era uno stadio pieno che spingeva la squadra e lo dicevo anche ai miei compagni che non sarebbe stato facile battere il Toro. I tifosi granata hanno quel carattere che fa in modo che il Toro sia grande e a noi giocatori aiutano tantissimo».
Con gli argentini Biglia e Raimondi come si trova?
«Biglia lo conoscevo già, abbiamo giocato contro tante volte, l’ho sempre ritenuto un avversario corretto. Raimondi invece non lo conoscevo, ma anche lui come Biglia è una persona che sa molto di calcio: avevamo bisogna della loro passione».
Tocchiamo un tasto dolente, come ha vissuto la finale del Mondiale?
«Tutte le partite dell’Argentina le ho guardate da solo, anche la finale. Ci sono anche Biglia e Raimondi che sono argentino, ma avevo bisogno di concentrarmi e stare da solo. Alla vigilia dello finale ero un po’ agitato, anche perché c’era mio fratello Giuliano che giocava: sono orgoglioso di lui».
