Malagò intervista 20/05/2020 ripresa calcio e situazione stadi

Malagò: “Giusto riprendere ma ci deve essere anche un piano B”

di Giulia Abbate - 20 Maggio 2020

Il presidente del Coni Malagò : “Puntiamo a ripartire ma non possiamo fare previsioni di lunga durata. Non avere un piano B è un errore”

In un’intervista fiume rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il presidente del Coni Gianni Malagò ha voluto ripercorrere tutte le tappe di quest’ultimo periodo. Dallo stop ai campionati per l’emergenza sanitaria da Covid-19 fino ad oggi dove la ripresa dei campionati sembra una soluzione praticabile. Un periodo che lui stesso ha definito il più difficile della sua carriera ma dal quale lo sport è chiamato ad uscire più forte di prima. E il presidente del Coni proprio di ripartenza ha parlato: “Ribadisco quanto vado dicendo dall’inizio del Covid 19. In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati. È un suo diritto e un dovere: conosco le carte, le deleghe, l’autonomia della Figc e il rimando della Federazione alla Lega dell’organizzazione dei campionati. E dico, bene, benissimo: sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda. Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A”.

Malagò: “Serve un piano B”

Dilettanti e Lega Pro, hanno capito abbastanza presto che con certe dinamiche di protocollo non erano in condizioni di riprendere. La Serie B ha votato da poco per ricominciare. Da mesi insisto: puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, viste tutte le variabili esistenti, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore.
All’estero i campionati o li hanno chiusi oppure chi ha deciso di riaprirli o intende farlo, nel frattempo, ha messo tutto in sicurezza nel caso di un nuovo stop. Parlo di accordi con le varie componenti e con i broadcaster. Come la Bundesliga
“.

Il presidente del Coni: “La Germania? Realtà troppo diverse”

E a proposito del calcio estero, Malagò guarda proprio alla Germania: “Al di là di ogni valutazione, i tedeschi se si dovessero fermare di nuovo hanno nel cassetto già l’accordo con i broadcaster e i giocatori. Così facendo hanno messo il governo nelle condizioni di poter prendere una decisione rapida. Da noi non è stato così”.

Ma in Germania, continua Malagò: “Ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso. I calciatori non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica. Stesso discorso per i medici. Le componenti da noi
fanno parte tutte del sistema federale, lì no. Un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. Non paragoniamo realtà diverse”.

Malagò: “Se i contagi saranno bassi si può ripartire prima del 14 giugno”

Poi, ancora sulla ripresa del campionato: “Se la curva dei contagi manterrà un indice basso, credo non ci sarà problema a partire un paio di giorni prima del 14 giugno. Le Coppe? È sempre il discorso della barca e del mare in tempesta. Devi avere più piani”. E sull’idea dei play-off e play-out: “Lo leggo, ma mi risulta che non tutti siano d’accordo. Voglio sia chiaro che il Coni ha solo interesse se il calcio, o meglio la Serie A, riesce a risolvere i problemi. Le mie non sono invasioni di campo come qualcuno le ha definite: ho un atteggiamento propositivo, non critico.

E ancora “Un piano B avrebbe richiesto di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti: la Figc, la Lega di A, il Coni se ci avessero invitato, i calciatori, gli allenatori, gli arbitri, i medici sportivi, magari un rappresentate dell’Uefa, i broadcaster. Tutti in una stanza per trovare soluzioni e accordi in caso fosse impossibile ripartire o fosse necessario fermarsi di nuovo. Classifiche, tagli di stipendi, date, rate di diritti tv. Perché non è stato fatto? Certo è difficile, magari sarebbe servito stare chiusi come in certi vecchi tavoli di concertazione. Ma non saremmo oggi in una situazione dove ogni categoria difende il proprio punto di vista e non ci sono accordi”.

Calcio e stadi: “Per rifarli servirebbe un mondiale”

Il presidente del Coni si concentra poi anche sulla questione Diritti TV: “Mi limito a dire che se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e che alla fine restino scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto ma rappresenta una sconfitta del sistema. L’unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno.

Per rifare tutti gli stadi insieme in un Paese ci sono solo tre possibilità: organizzare un Mondiale di calcio e sa va bene se ne riparla nel 2030, organizzare un campionato europeo o le Olimpiadi estive, perché si gioca anche al calcio maschile e femminile. Mi sono battuto per le Olimpiadi a Roma che avrebbero risolto anche questo problema. Sapete come è andata a finire. Ora tutte le società di calcio procedono separatamente e dappertutto è una via crucis tra permessi, autorizzazioni, lacci e laccioli di ogni tipo”.

Malagò sul taglio degli stipendi: “Non c’è stata programmazione”

Capisco le esigenze delle società, fossi un presidente di club cercherei anch’io di decurtare parte delle mensilità sospese, ma come affronti questo argomento se fino a metà marzo i giocatori hanno giocato, ad aprile dovevano essere a disposizione, a maggio si allenano e a giugno, luglio e agosto devono giocare? C’era la volontà da parte delle categorie di trovare
un accordo, ora ognuno va a alla spicciolata: chi strappa un mese, chi due. Non c’è stata programmazione
“.

Giovanni Malagò
Giovanni Malagò