Torino, i giocatori hanno donato ventilatori agli ospedali: la lettera

Il grazie di una dottoressa: “I giocatori del Torino hanno donato ventilatori all’ospedale”

di Francesco Vittonetto - 26 Aprile 2020

La lettera della dottoressa Panzani: un gruppo di giocatori del Toro ha donato, a metà marzo, quattro ventilatori al Maria Vittoria di Torino

La generosità nascosta, silenziosa. Un gruppo di giocatori del Torino, rimasti anonimi, ha deciso il 12 marzo scorso di fare una donazione preziosa agli ospedali Maria Vittoria e Amedeo di Savoia: ventilatori, strumenti cruciali per la lotta al coronavirus. Tramite il dottor Mozzone, medico sportivo del club, i calciatori hanno contattato la dottoressa Maria Luisa Panzani, medico anestesista-rianimatore che a distanza di quasi un mese racconta questa storia in una lettera di ringraziamento. In quei giorni “l’Ospedale era pieno di malati di Covid-19 che avevano bisogno di una sola cosa: un ventilatore per fare CPAP o ventilazione non invasiva”.

Il dono nel periodo più nero

“Ci inventavamo ogni giorno un sistema diverso e più fantasioso per poterli aiutare. Ma avevamo quasi terminato le idee e le risorse”, racconta la Panzani. L’intervento dei granata è giunto provvidenziale, ma trovare i ventilatori non è stato facile. In tutta Europa non c’era disponibilità, l’ultima speranza era Israele (che il 19 marzo avrebbe poi chiuso alle esportazioni di materiale sanitario).

La Flight Medical, azienda israeliana, ha dato l’ok alla distribuzione dei ventilatori tramite la ditta Linde Medicale e lunedì 16 marzo quattro apparecchi venivano montati nella Rianimazione del Maria Vittoria: “Un’ora dopo condividiamo l’emozione di vederli finalmente pronto all’uso in una toccante videochiamata con i giocatori del Toro”, scrive la dottoressa.

Adesso, quei ventilatori, “li stanno usando quattro pazienti, altri li hanno usati prima di loro e altri li useranno”. Un aiuto granata giunto nel periodo più nero, da calciatori del Torino pronti a correre in aiuto di un sistema in difficoltà.

Emergenza coronavirus
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