L’ex Primavera Danza: “Io tradito dal mondo del calcio. Ora ho paura”

di Francesco Vittonetto - 25 Dicembre 2018

Esclusiva / Dejan Danza, campione con il Torino Primavera nel 2015 ora è senza squadra: “E’ un mondo assurdo. Ma col Toro sono stati i miei sei mesi migliori”

“Sei mesi belli e intensi”: poche parole per descrivere un mondo di emozioni. Quelle che Dejan Danza ha vissuto nel Torino Primavera versione 2015. Un’annata non banale. “Alla fine è arrivata la vittoria dello scudetto a chiudere quel ciclo”, ci racconta in esclusiva dopo uno dei tanti allenamenti di questi mesi. Il capellone che nei granata di Longo è sbocciato come miglior giocatore delle final eight ora è fermo, ancora in cerca di una sistemazione. Ma il sogno è solo in stand by, ci assicura, “anche se non me lo aspettavo”.

Dejan, i tifosi del Toro l’hanno lasciata quel 16 giugno 2015, con la vittoria del campionato. Poi da lì che è successo?
Da lì tante voci di un mio ritorno, poi non se ne è fatto niente. Ho girato un po’ in Serie C (Reggiana, Santarcangelo, Pordenone e Fano, ndr) e ora mi trovo senza squadra. Questa è la realtà dei fatti, ho fatto più di 60 partite in tre anni, ma quello della C è un mondo particolare. Diciamo in generale quello del nostro calcio. Ora sto cercando, anche se dopo 25 presenze e 2 gol l’anno scorso mi sembra un po’ assurdo non trovare niente. Speriamo che venga fuori qualcosa. Dopo quelle final eight lì tanti si aspettavano molto da me. Posso dire di aver fatto due belle stagioni: la scorsa e quella prima. Però a quanto pare non è servito a niente.

Quello al Torino è un addio che ha rimpianto?
Era il mio sogno nel cassetto, sarei andato in ritiro con la prima squadra e chissà… sarei potuto piacere. E’ successo non per mia volontà, ma il passato e passato. Certamente sono stati i mesi più belli perché avevamo creato un gruppo di ragazzi molto coeso: ci volevamo bene e si è visto in campo.

Una grande cavalcata, tre partite così estenuanti ma che alla fine hanno portato al risultato migliore…
Molto sofferte. Anche perché giocavamo contro squadre davvero forti. Per dirti, della Lazio oggi ci sono uno o due giocatori in Serie A, del Milan quattro o cinque addirittura. Di fatto è strano che di quelli del Torino ce ne siano solo due, ma questo è il calcio.

Tra l’altro contro il Milan segnò due gol a Donnarumma, record decisamente invidiabile.
Due in campo e uno alla lotteria dei rigori. E’ un record personale che mi tengo stretto. I miei amici ogni tanto scherzano ‘sei l’unico giocatore che gli ha fatto tre gol nella stessa partita’. Gigio si vedeva che aveva grandi qualità, nonostante fosse il più piccolo di tutti. Penso che diventerà uno dei portieri più forti della storia del calcio.

Dei suoi compagni invece chi la impressionava maggiormente? C’erano Edera e Bonifazi, certo, ma non erano le primissime scelte.
Simone giocava poco perché era più piccolino, mentre Kevin era una sicurezza: grande personalità, giocatore di un’altra categoria. Erano in panchina e questo fa capire che squadra avevamo. Lo stesso Mantovani ora è a Salerno in Serie B, poi Procopio, Troiani era un altro che mi piaceva molto, ci avevo giocato insieme al Chievo. Poi in attacco c’era Claudio Morra, un altro con grande qualità. Era una squadra completa, diceva la sua in ogni reparto, e infatti non ci ha messo sotto nessuno.

Venendo a lei invece: è vero che ha sfiorato il passaggio al Cluj in Romania?
Sì, sono stato lì cinque giorni, poi è saltato tutto perché cercavano un trequartista. Poi in Serie D ho rifiutato tantissime squadre ma perché sono giovane e penso di meritarmi almeno la C, anche perché non arrivo da un anno in cui ho fatto zero partite. In tantissimi mi hanno chiamato, ma poi non se n’è fatto nulla. Il problema principale è rappresentato dalle liste: io rientro in quella dei ‘vecchi’ da quest’anno e in molti mi hanno detto ‘fossi stato ‘96 (Danza è ‘95, ndr), ti avremmo preso subito’. Questa è l’assurdità del calcio.

Per gennaio spera si smuova qualcosa?
Io mi sto allenando alla Virtus Vecomp Verona (Serie C, ndr). Ora qualcuno sta iniziando a chiamarmi, però come ti ho detto mi hanno chiamato anche prima. Ho paura, rischio di star fermo un anno. Speriamo che si smuova qualcosa, io sono fisicamente a posto, mi sto allenando da luglio.

Si sente tradito da questo mondo?
Assolutamente sì. Ci sono tante marchette, si sa come funziona. Se sei un ragazzo giovane e con un sogno nel cassetto, come me, poi vedi la realtà e ti spaventa. Ma soprattutto ti delude. Io mi sento deluso, anche da qualche persona a cui mi sono affidato e che mi ha tradito. Ho passato sei mesi veramente difficili e ringrazio i miei genitori e gli amici che hanno sempre creduto in me e sanno che arriverà prima o poi la chiamata giusta. Anche se io inizio ad avere paura.

Incredibile, se si pensa che lei dodici mesi fa era a San Siro a giocarsi la qualificazione in Coppa Italia contro l’Inter….
Pensare che un anno fa ero a Milano e adesso sono a casa è dura da mandare giù, molto dura. Io sono una persona umile e realista, per cui continuo ad allenarmi e a cercare di migliorarmi. Non vedo l’ora che mi chiami qualcuno per poter dimostrare a chi mi ha lasciato a casa che si sbaglia.

Vista la sua esperienza, cosa è cambiato nel salto da Primavera a Prima squadra?
Quando sono uscito dalla Primavera io sono andato in una corazzata, alla Reggiana: dovevamo stravincere il campionato. Quell’anno lì è stato difficile, siamo arrivati quinti e non siamo riusciti a fare ciò che la piazza avrebbe voluto. Poi i primi tre mesi sono stato infortunato ed è stato tutto una rincorsa, anche se nel girone di ritorno ho giocato quasi sempre. Cambia che hai più responsabilità, che giochi con dei compagni che hanno famiglia e dunque non è più uno scherzo, che giochi con del pubblico importante davanti. Ma mi piace molto di più così, è una sfida continua.

Cosa consiglierebbe ad un ragazzo che, come lei qualche anno fa, si sta preparando al passaggio nel calcio dei grandi?
Di non andare subito in un top club, ma in una squadra che lo cerchi davvero, dove è certo di giocare e crescere. Se si fa un anno da 30 partite in una squadra medio-bassa è meglio che farne 10 in una medio-alta. Io l’ho vissuto sulla mia pelle: a Reggio ho fatto 15 partite e non avevo niente, nessuno che mi chiamava. Consiglio vivamente ai ragazzi della Primavera di andare lì dove sono certi di poter fare esperienza, perché magari la squadra ambiziosa arriva l’anno successivo proprio in virtù di quanto fatto in una piazza più piccola. Questo è il mio consiglio, quello che non ho avuto quando sono uscito io dalle giovanili. Mi chiamavano tutti i top club della C e addirittura due o tre squadre di B: io non mi sentivo ancora pronto per la cadetteria e ho scelto la C. Non ne sono più uscito, anzi, adesso sono anche a casa.

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Lovi
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Lovi

Come disse Pianelli a Beppe Bonetto, che gli proponeva Graziani dell’Arezzo… “a l’ha un bel nom… piumlu!” (ha un bel nome… prendiamolo!).

granatadellabassa
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granatadellabassa

Eppure era molto bravo.

gabbo
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gabbo

peccato anche a me aveva fatto una buona impressione. poi possiamo fare tutti i discorsi sul professionismo che volgiamo ma penso che ormai abbiamo visto troppi giocatori che dopo essere passati da noi sono scomparsi (uno su tutti l’anemico svedese che ora fa panca in B) erano calciatori adatti alla… Leggi il resto »

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