Nono posto in campionato, fuori agli ottavi in Coppa Italia: la prima stagione in granata del tecnico è buona, ma per l’Europa non basta

Si chiude con il nono posto in campionato ed una Coppa Italia terminata agli ottavi la prima stagione di Sinisa Mihajlovic sulla panchina del Torino. Arrivato dall’esperienza poco positiva al Milan, il tecnico serbo ha raccolto in estate la quinquennale eredità di Giampiero Ventura. Squadra rifondata secondo il suo credo calcistico, con un preciso obiettivo: Raggiungere l’Europa entro due anni. E visti i primi risultati, il popolo granata e lo stesso allenatore avevano creduto ad un’anticipazione sui tempi. Poi, sul finire del girone d’andata, i primi cali: serie di tre sconfitte consecutive contro Samp, Juventus e Napoli e velleità continentali più lontane. Nel girone di ritorno la squadra fatica ad ingranare, ma la buona prova contro l’Inter preannuncia un nuovo crescendo coinciso, di lì a qualche giornata, con il cambio di modulo. Sette risultati utili consecutivi e una vittoria nel derby del 6 maggio mancata per un giallo di troppo e per la consueta beffa nel recupero. Le brutte sconfitte contro Napoli e Genoa lanciano una mini crisi, ma l’inaugurazione del Filadelfia e la vittoria contro il Sassuolo mettono fine alle voci sul futuro del tecnico che si guadagna la conferma per la prossima stagione.

Insomma, alti e bassi nel 2016-2017 di Mihajlovic. Il 4-3-3 dal grande potenziale offensivo messo in campo per gran parte della stagione ha offerto spettacolo e gol, 80 in totale, ma ha spesso lasciato a desiderare in fase di copertura. Emergenza difensiva mai davvero risolta, né in sede di mercato, né tramite accorgimenti tattici in corso d’opera. La grinta del tecnico, però, non è mai venuta meno e così il suo affetto verso la piazza e il mondo granata, rafforzato dai buoni risultati conseguiti al “Grande Torino” (espugnato solo da Napoli e Juventus). Pregevole la valorizzazione conferita ad alcuni giocatori: Belotti è esploso, Baselli è venuto fuori alla distanza, dopo qualche proficuo richiamo, Barreca, Boyé e Lukic sono scommesse dall’ottimo potenziale. Nota di merito anche per il nuovo vestito, il 4-2-3-1, costruito per la sua squadra. Un cambio in corsa che ha permesso ad Acquah, ma soprattutto a Ljajic di trovare la giusta dimensione nello scacchiere granata. Per l’Europa, però, servirà di più. E oltre al calciomercato estivo, molto dipenderà da Mihajlovic: a lui il compito di creare le armi giuste per un Toro più competitivo. Voto: 6,5.


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odix77
8 anni fa

Mi sembra un giudizio abbastanza equilibrato nei contenuti il voto io darei un 6 politico in attesa di quest’anno. Miha ha dimostrato il giusto approccio e il giusto carattere, ha dato al toro un gioco offensivo che dopo 5 anni di noia sventuriana era per me, ma credo per molti,… Leggi il resto »

selvatico
selvatico
8 anni fa

Scarso, scarso, scarso: libera la panchina e vattene in cina ciarlatano da 4 soldi

Roberto (RDS 63)
8 anni fa

Obbiettivo Cairesco (9°-12° posto) centrato in pieno, squadra che in almeno 30 partite se le sempre giocata, attacco al fulmicotone, difesa da allegra gita fuori porta ma che con 3 milioni si è costruita, sei-sette giocatori cresciuti di valore fra cui Belotti che lo ha addirittura quintuplicato (cosa più importante… Leggi il resto »

selvatico
selvatico
8 anni fa

fantastico 5 anni quante retrocessioni fanno?

Roberto (RDS 63)
8 anni fa
Reply to  selvatico

Sei forse retrocesso quest’anno?

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