Top & Flop di Torino-Chievo: il meglio e il peggio del “Grande Torino”

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Top e Flop

La prestazione di Burdisso e la reazione granata in Torino-Chievo convincono, ancora in ombra il Belotti che continua a faticare

Non ha di certo fatto bene al Toro la settimana di pausa per le Nazionali. Dopo la vittoria contro il Cagliari e la bella prestazione contro l’Inter, che avevano fatto pensare ad una svolta dopo la crisi del mese precedente, da Torino-Chievo ci si aspettava qualcosa in più di un pareggio. Un risultato che, nonostante qualche (pochi) segnale positivo lo abbia comunque dato, rischia di complicare ulteriormente la corsa all’Europa. Vediamo dunque cosa è andato e cosa, invece, non ha funzionato nella sfida del Grande Torino.

TOP

La reazione. Carattere, testa e grinta. In una sola parola la mentalità tanto cercata, voluta e pretesa da Mihajlovic. Una mentalità che contro il Chievo, nonostante si sia vista solo a sprazzi e non sia stata sufficiente al Toro per portare a casa i tre punti, ha almeno permesso alla formazione granata di non soccombere. La reazione dopo il gol del vantaggio dei clivensi, e il conseguente gol del pareggio di Baselli, infatti, è una delle poche note liete in un pomeriggio nel quale i fantasmi della crisi sono tornati ad affacciarsi sul Toro.

La prova di Burdisso. Esperienza e sacrificio. Nella partita del Grande Torino i granata non sono riusciti ad evitare le solite difficoltà difensive rischiando tanto, troppo considerano la necessità di fare il risultato. E tra i difensori schierati da Mihajlovic è proprio Burdisso a risultare non solo il migliore ma il più determinante, soprattutto nella ripresa quando salva il Toro dalla seconda rete e dal tracollo. Una sicurezza in più per una squadra ancora troppo traballante.

Il Var. L’inizio di stagione aveva fatto arrabbiare e non poco il Toro che in più di un’occasione aveva subito le decisione, sbagliate, prese tramite il Var. Nella sfida contro il Chievo, al contrario, per la prima volta i granata possono sorridere, almeno momentaneamente: questa volta la moviola in campo non interviene per togliere un gol ai granata ma per concedere al Toro il rigore di giornata. Il Var, per la prima volta, sorride alla squadra di Mihajlovic: il resto è calcio giocato.

FLOP

Belotti. Niente cresta alzata per il Gallo che neanche contro il Chievo riesce a sbloccarsi e tornare ad essere l’attaccante visto la passata stagione. Gli strascichi lasciati dalla Nazionale si fanno sentire e il gioco ne risente. Impegno, grinta e cattiveria agonistica non mancano ma la lucidità non è al top e Belotti non riesce più a vedere la porta, sprecando anche l’occasione più gotta capitata al Toro. Il rigore non era solo l’occasione per mettere in cascina la partita ma per il Gallo era la strada perfetta per mettersi definitivamente alle spalle i problemi delle ultime settimane, la delusione dei Mondiali mancati e l’astinenza dal gol. E invece il periodo nero di Belotti continua e con esso anche quello del Toro.

I ricambi non all’altezza. Valdifiori, Niang, Berenguer. I tre cambi mandati in campo da Mihajlovic non solo non sono bastati a cambiare il volto alla partita ma hanno confermato, ancora una volta, come le alternative in panchina, spesso, non siano all’altezza dei titolari. Quasi non pervenuti Valdifiori e Berenguer, il solito Niang al posto di Obi. L’ingresso dell’attaccante ha costretto il Toro a cambiare sistema di gioco ma inutilmente: Niang non ha cambiato atteggiamento rispetto alle passate uscite e il suo contributo è stato minimo.

7 Commenti

  1. Sono daccordo il silenzio del Gallo è romboante.poi hal primo contatto casca, magari andrebbe tutelato dagli arbitri(ma siamo il Toro…)ma non dovrebbe andare giù al primo contatto.Poi meno sullimpatto dei panchinari.La squadra era lunga non era la situazione adatta ai tre per varie ragioni.Niang non sta in forma, fa fatica ad accellerare, uno come lui gli spazi dovrebbe aggredirli.Valdifiori andava messo prima o dall’inizio, e berenguer manca ancora di fiducia.Burdisso dovrebbe fr riflettere…a noi un Palacio(gioctore d’esperienza intendo) potrebbe servire come il pane.Potremmo anche trovare una soluzione a centrocampo di questo tipo.Ma sono tutte cose che per il gruzzolo accumulato e di storia recente dovremmo affrontare diversamente. Purtroppo mi sembra evidente che si voglia navigare nella mediocrità…

    • Giovani…???
      Crescere…???

      Come osi chiedere al vater Serbo di far crescere un Boye e/o un Edera in prospettiva futura…???

      Per lui sono dei rompicazzo falliti, buoni solo da svendere o da dare in prestito aggratisse a qualche altra squadra con la speranza che li facciano giocare con continuità, di modo che, se confermano le loro capacità, bracciamozze può riprenderseli senza spendere un centesimo e senza nemmeno dire un “grazie”.

      Ma, scherzi a parte, la cosa che ancor più mi dispiace è quella di leggere certi commenti da presunti “Fratelli Granata” in cui i vari Mantovani, Aramu, Parigini, Gomis, ecc. vengono considerati nella stessa maniera in cui li considera il succitato vater serbo, bollandoli come brocchi, montati, teste calde, ecc. senza che abbiano mai potuto dimostrare il loro valore giocando con la stessa continuità con cui è stato fatto giocare il cadavere nero da 20 milioni, oppure facendoli giocare con il contagocce e in ruoli che non erano i loro, oppure preferendo un povero Ragazzo la cui unica colpa, oltre a quella di essere approdato in prestito con dirittto di riscatto e controriscatto grazie alla “volpata contrattuale” di un DS che nemmeno in Lega Pro vorrebbero, è stata quella di dover sostituire il Gallo quando era infortunato, pretendendo la luna e le galassie..

      Terra bruciata…solo terra bruciata e giocatori “preferiti e cocchini” è quel che resterà alla fine del “regno” del vater serbo…!!!!