Mihajlovic e il tempio di Hera

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Mihajlovic Torino
CAMPO, 6.8.17, Friburgo, Schwarzwald-Stadion, Amichevole, FREIBURG-TORINO, nella foto: Sinisa Mihajlovic

Un altro racconto tratto dall’album del nostro Prof, Fabrizio Bellone, in vista della sfida dello Scida di domenica tra Crotone e Torino

Vicino a Crotone, sulla costa ionica, rivolto al sorgere della luce, c’è un posto magico. L’ultima volta che ci sono andato, solo sbiaditi cartelli e percorsi polverosi mi ci hanno condotto. La segnaletica stradale era scarsa, i mezzi pubblici assenti. Ho preso un taxi per arrivare fin lì ed un uomo cortese del sud mi ha aspettato finchè non avessi finito, perché lui, intanto, avrebbe ascoltato il fruscio del vento ed annusato il sapore del mare. Non avrebbe avuto di meglio da fare. Il posto è di una malinconia struggente, di una intensità straordinaria. È un luogo che riflette solitudine, ma, soprattutto, ti fa apprezzare la magnificenza di un tempo, la grandezza e la fierezza degli antichi greci. Tu arrivi lì e la puoi soltanto immaginare quella grandiosità, quella opulenza che caratterizzava questa costa nel IV secolo prima della nascita di Cristo. Sei a Capo Colonna.

Del tempio di Hera Lacinia è rimasta in piedi solo una colonna, a dimostrazione di quanto poteva essere maestosa quella civiltà e di quanto sia caduca la vita e ti lasci niente in mano. Quella colonna si erge lì, solitaria, intrepida. Guarda verso il cielo. Tiene gli occhi alti, ti fissa. Non si nasconde, non ha compromessi. È sola. Un tifoso del Toro che vada a Crotone per la partita non può fare a meno di omaggiarla e di sostenerla, con lo sguardo o con il pensiero.

Qui non è come a Le Castella, sul versante meridionale di Capo Rizzuto. Posto bellissimo, certo, ma senza questo fascino misterioso di antico. Quello è un luogo per arricchiti, buono per il turismo di massa, per il piatto di pesce in riva al mare. Questo pare resistere per l’anima dell’appassionato, unico riferimento per quel vento che sferza, quel sole che abbaglia, quel mare che infuria. E quella colonna, che li regge tutti, ti guarda, ed è sola.
La Sovrintendenza alle belle arti, la Regione e le entità che dovrebbero proteggerla a volte paiono farlo soltanto a parole, perché lì intorno non vedi mai nessuno, non si sviluppa nulla. Resta solo quella colonna, contornata da un museo poco frequentato, a prendersi il vento in faccia, il sole da ogni lato e gli spruzzi del mare nelle giornate arrabbiate. Il tempio è già crollato da un pezzo, ma la colonna resiste ancora. Un giorno o l’altro cadrà, sarà il tempo a dirci quando. Io so che, quando sarà l’ora, cadrà in piedi. Forse è già caduta e non ce ne siamo accorti, proprio perchè è caduta in piedi. Se oggi la guardo, non posso fare a meno di pensare a Mihajlovic. Mi pare proprio che sia Sinisa.

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