Marco Cassini: "Stadio di proprietà e senso di appartenenza, così si svolta" - Toro.it

Marco Cassini: “Stadio di proprietà e senso di appartenenza, così si svolta”

di Vincenzo Chiarizia - 19 Marzo 2020

Penna granata in trasferta / L’intervista realizzata da Vincenzo Chiarizia a Marco Cassini, attore e regista innamorato del Toro

Marco Cassini è un attore e regista teramano di fede e sangue granata. Come attore ha 14 film all’attivo: lo abbiamo visto nelle vesti di attore nella seconda e terza stagione della Serie TV “I Borgia” nel ruolo di Pietro Bembo; come attore coprotagonista ne “L’Ultimo Papa Re” con Gigi Proietti e diretto da Luca Manfredi, figlio del grande Nino ed ha preso parte a “Fuoriclasse”, film per la tv con Luciana Littizzetto. L’ultimo film come attore è “Senza Distanza”, un film drammatico visibile in streaming qui sulla piattaforma Cecchi Gori.

Da poco Cassini ha iniziato anche la carriera da regista. Ha in cantiere diversi progetti e ha girato il videoclip “Il tuo gioco era un altro” del cantautore astigiano Beppe Giampà, canzone ispirata alla Farfalla Granata Gigi Meroni.  In questi giorni di assenza di calcio giocato per via dell’emergenza Coronavirus, ho deciso di provare a parlare di Toro con Cassini, membro del club teramano “Anima Granata” del presidente Dante Catini. 

Marco, proviamo a parlare di calcio e di Toro: crede che questa pausa forzata possa far bene al Toro visto il periodo negativo che i granata stavano vivendo prima dell’interruzione? 
Credo di sì, perché comunque venivamo da sei sconfitte consecutive e i nostri ragazzi hanno sicuramente la possibilità di ricaricare le batterie. Probabilmente Longo riuscirà a fare un lavoro diverso in questa lunga sosta e confido che il Toro sarà pronto per quando si rientrerà in campo.

Secondo lei è solo una questione di batterie dal punto di vista fisico oppure è un problema anche mentale? 
A mio avvio entrambi. Probabilmente ci sono state delle situazioni all’interno della squadra che dovevano essere risolte. Tuttavia penso che in questo lungo periodo in cui ogni giocatore può riflettere tra le quattro mura di casa propria, recuperando in toto le proprie energie. Penso a Millico e agli acciacchi subiti nell’ultimo periodo o a Baselli e al suo completo recupero fisico.

Per lei che significato ha la fiducia data ad Edera da mister Longo? 
Sicuramente il segnale di Edera titolare è un segnale importantissimo per tutti quanti, per i giovani e per i senatori. Mi dispiace per Parigini che è andato via, ma io credo che il Toro da sempre, e per spero per sempre, si basa proprio sul cuore Toro che si forgia fin dal settore giovanile. Penso che un giocatore non possa vestire la maglia del Toro se prima non conosce la sua storia. Deve conoscere la mentalità che c’è dietro quella maglia, perché è una mentalità unica. Se non conosci Ferrini, non puoi vestire la maglia del Toro. Puoi avere vent’anni o trenta, ma non cambia nulla. Il punto è che i giocatori vestono una maglia gloriosa, che ha vinto sette scudetti, cinque Coppe Italia e uno scudetto, quello del ’27, che forse ci riprenderemo. Insomma la maglia granata racchiude in sé una filosofia. Perciò quando vedo i giovani in campo come ad esempio Millico, Edera o lo stesso Parigini che ho avuto modo di ammirare l’anno scorso a Parma, secondo me il nostro presente e il nostro futuro deve essere quello.

Se il Toro fosse un film, che film sarebbe? 
Gangs of New York di Martin Scorsese del 2002 che tra l’altro è stato girato anche in Italia. Gangs of New York è un film che tratta la “lotta” in un modo che forse nel cinema non si era ancora mai visto, perché nella parte iniziale della lotta tra i Conigli Morti e i Nativi, Scorsese usa delle tecniche tipiche dei videoclip degli anni ’90 e primi 2000 e costituisce una sequenza di otto minuti di lotta che ormai è entrata nella storia del cinema. Ma la cosa bella di questo film è che ci sono tanti gruppi che, per nessun motivo, hanno intenzione di mollare la loro storia e sono pronti a tutto per difenderla. Infatti è un film di lotta, di sangue, di sacrificio. E a me questo film ricorda molto il Toro e i nostri valori.

Sappiamo Marco che lei ha in cantiere un progetto sul Grande Torino. Cosa può dirci a riguardo? 
E’ un progetto che dura da otto anni. Sono in contatto con Franco Ossola, che ho avuto la fortuna di conoscere e colgo l’occasione di salutarlo. Ho in mente la costruzione di un film straordinario che racconti del Toro di una squadra che prima di essere delle tragiche morti sono stati dei grandi sportivi. Siamo ovviamente alla ricerca di finanziatori pronti ad investire sul progetto. L’obiettivo è quello di creare un film epico e potentissimo dal punto di vista visivo e che possa arrivare soprattutto alle generazioni future.

Il film che ne uscirà a quale kolossal lo paragoneresti? 
A Gangs of New York (ride ndr)

Per quanto riguarda la scelta circa l’rinvio degli Europei al 2021 e la conclusione dei campionati entro il 30 giugno 2020, ritiene sia la scelta più giusta? 
Sì perché comunque ci sono squadre che stanno facendo benissimo come la Lazio. Sarebbe ingiusto tagliare il campionato o far disputare i Play Off. Il campionato deve avere delle regole chiare e precise dall’inizio alla fine. Certo se dovesse durare l’emergenza andrebbe trovata una soluzione diversa. Di certo in questo periodo di pausa forzata se fossi nei nostri calciatori mi leggerei i romanzi di Ossola, mi guarderei i filmati di Ferrini, guarderei le gesta di Pulici ed i suoi gol, con un’elevazione in stacco di testa che eguaglia se non addirittura supera Cristiano Ronaldo.

“La tifoseria esprime una sofferenza viva che è ultra giustificata”

Per quanto riguarda la società, cosa ne pensa di Urbano Cairo del suo operato, della contestazione e delle ultime dichiarazioni del presidente molto lontane dal Toro e molto vicine alla politica? 
Purtroppo non mi trovo nella condizione di capire le prospettive di un uomo che ha molti business. Una cosa è certa: la tifoseria esprime una sofferenza viva che è ultra giustificata. Le dichiarazioni altisonanti fatte soprattutto nel precampionato si sono rivelate purtroppo per il presidente un’arma a doppio taglio. Da persona di comunicazione mi aspetterei una comunicazione diversa. Io come tifoso sono arrabbiato perché ci può anche stare che una squadra attraversi un periodo negativo e che inanelli una serie negativa, ma non in questo modo e perdendo per 7 a 0 in casa contro l’Atalanta, che storicamente ci ricorderemo per sempre. Il mio auspicio è quello di rivedere la mentalità Toro. Cioè mettere dentro alla cantera del Toro i valori , per far appassionare le persone al Toro e avere una programmazione da Torino.

Lei è stato anche ad una cena con il Toro Club di Chieri dove hai avuto modo di conoscere Paolo Pulici. Che impressione le ha fatto? 
Bellissima. Parlando di questa stagione zoppicante del Toro mi ha detto che secondo lui ‘è fondamentale che questa squadra ritrovi i valori del Toro che non mollava mai.’ Ed in effetti possiamo dire che come squadra, il Toro pare aver mollato. Inoltre il Torino di Pulici, quando si allenava, aveva il Filadelfia sempre aperto. E i tifosi accompagnavano i giocatori a casa! Questa cosa è unica che fa del Torino un brand unico in un momento in cui egocentrismo e divismo stanno distruggendo tutto, il Toro è l’unico scampolo di speranza di una vita normale, dignitosa e rispettosa.

Paolo Pulici e Marco Cassini
Paolo Pulici e Marco Cassini

Che cosa manca alla rosa di quest’anno? 
Sicuramente a centrocampo ci mancano la grinta e la voglia di conquistare la vittoria. Se penso a Vives, che è partito con il Toro dalla Serie B ed è arrivato al San Mames, dimostrando cosa significa essere del Toro. A tal proposito mi chiedo se Gazzi e Vives che erano il centrocampo del Toro del San Mames, sono superiori o inferiori tecnicamente ai giocatori che abbiamo adesso? Secondo me, tecnicamente sono inferiori sulla carta, tuttavia davano i valori e vestivano la maglia con dignità al contrario di alcuni centrocampisti di quest’anno.  

Cosa potrebbe far fare il salto di qualità al Toro? 
Due cose in particolare: la prima è quella di avere lo stadio di proprietà, che sia il Grande Torino o un altro stadio. Questo è importantissimo. In secondo luogo dal punto di vista mentale, tutti i giocatori che arrivano al Toro la prima cosa da fare è portarli a Superga. Non bisogna fargli firmare il contratto, ma prima di tutti devono capire cosa sia il Torino e con quale club si stanno legando.

Come si spiega lo scarso rendimento di alcuni giocatori? 
Io posso dire che nel cinema, portare a casa le scene, è difficilissimo e si lavora su un sottile equilibrio. Tuttavia a volte ci sono situazioni complesse che vanno gestite. Si lavora troppo, si lavora troppo poco, ci sono troppi galli nel pollaio, ci sono persone che non vanno d’accordo con altre. Il regista ha il compito di appianare queste divergenze. Per cui posso dirti che da fuori posso dire che all’interno dello spogliatoio ci saranno state delle anomalie che non sono state gestite al meglio.

Quando l’emergenza Coronavirus sarà terminata, quali insegnamenti trarrà il mondo granata? 
Io voglio pensare positivo. Mi rendo conto che in questi giorni passiamo più tempo a casa con i nostri familiari e dobbiamo approfittarne per leggere di più ad esempio. Inoltre l’inquinamento si sta abbassando, le persone forse stanno pensando a come vorrebbero che fosse il mondo dopo questa pandemia, e per l’umanità è un grande passo avanti. Chiaramente poi ci sono i morti dietro questa bruttissima emergenza che non dovranno mai essere dimenticati!

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urto (andrea)
urto (andrea)
8 mesi fa

cairo VATTENE