I club che hanno tentato questo “Colpo di Stato” hanno perso la faccia. Ma se almeno quelli inglesi si sono scusati, in Italia, Maldini a parte, non è successo

Anche un orologio rotto segna in due momenti diversi della giornata l’ora esatta. Dunque anche il presidente Cairo, che nei suoi oltre tre lustri alla presidenza del Torino ha mostrato eufemisticamente parlando più di una criticità, nell’affare Superlega ha avuto ragione. Lunedì dovrebbero essere ufficializzate le dimissioni di Giuseppe Marotta dalle carica di consigliere federale in FIGC, dimissioni richieste a ragione in primis dal presidente Cairo. Infatti qualora fosse dimostrato il sabotaggio della trattativa con i fondi dall’a.d. nerazzurro e dal presidente della Juventus, Agnelli, sarebbe da considerarsi un atto gravissimo che potrebbe aver arrecato danni enormi anche alle altre squadre della Lega di Serie A. Certo, andrebbe dimostrato il sabotaggio, ma il fatto che Agnelli e Marotta fossero dapprima a favore dei fondi e, una volta ricevuto il mandato a trattare, successivamente abbiano cambiato opinione, apprendendo poi del lavoro portato avanti per la Superlega, allora più di un dubbio sorge sulla loro buona fede. Dunque se tutto ciò fosse dimostrabile, l’azione legale che secondo Repubblica Torino, Genoa e Roma avrebbero intenzione di avviare sarebbe una mossa sacrosanta.

Di certo i club che hanno tentato questo “Colpo di Stato”, come lo ha definito De Zerbi, hanno perso la faccia. Ma se almeno quelli inglesi si sono scusati, non è arrivata una sola parola di scuse per i migliaia di tifosi italiani, delle strisciate o meno. Solo il direttore tecnico del Milan Paolo Maldini si è scusato facendo sapere che era all’oscuro della trattativa. Su Agnelli si è detto di tutto. In questa sede vorrei soffermarmi sulle parole di Beppe Marotta. L’amministratore delegato dell’Inter in occasione di Spezia – Inter ai microfoni di Sky ha dichiarato: “Negli ultimi sette anni Juve Inter e Milan hanno speso in Italia oltre un miliardo di euro in acquisizione di calciatori dai club italiani. Oggi è assolutamente impossibile sostenere questi costi.” Bene, chi ha obbligato queste società a sostenere questi costi? Se non si possono sostenere, come in tutti i contesti si devono attuare delle politiche di austerity e si dà inizio ai tagli. Se l’indebitamento raggiunge livelli insostenibili, dispiace, ma nella peggiore delle ipotesi c’è il fallimento. Nel 2005 per 20 milioni di debiti il Torino di Franco Cimminelli fallì a seguito di una fideiussione fasulla di Gallo, Ballestrazzi e Di Flavio, poi condannati nel 2012 per truffa. Cimminelli, coperto dai debiti, investì un milione e mezzo di euro per quella polizza fideiussoria da 18.794,268 di euro. Come andò a finire è storia nota, ma l’Italia sportiva si è potuta permettere di far fallire il Torino di allora e non può fare a meno di Inter, Juventus, Milan o chicchessia solo perché indebitate? Ed è per questo che si vuole modellare a piacimento di qualcuno il gioco del calcio che è e resta lo sport nazionale?

Inoltre un miliardo di euro di acquisti sborsati dalle tre società italiane, lo chiamerei piuttosto un saccheggio perpetrato ai danni delle società più piccole. Perché un miliardo di euro diviso le tre squadre fa 333 milioni, e diviso sette anni dà come risultato medio una somma di poco inferiore ai 50 milioni, praticamente il costo di un cartellino di un singolo giocatore di fascia medio-alta. Siccome in media questi soldi non sono stati versati tutti ad una sola società piccola, ma divisi magari tra più squadre, probabilmente pagati a rate o con contropartite in prestito, va da sé che l’argomentazione di Marotta perde piuttosto di senso. Se loro non possono più permetterselo, semplicemente non comprano. Così magari un Chiesa di turno può anche pensare di restare a Firenze e la Fiorentina magari può ambire a competere per traguardi importanti con i talenti che si coltiva in casa.

Marotta prosegue con il suo ragionamento dicendo “Questo va a discapito di quello che è la promozione dei giovani che giocano in provincia e va a discapito di una certa competitività, perché oggi si può ragionare solo in termini di ricavi caratteristici che sono molto contratti perché anche gli sponsor sono delle aziende e non sono nella possibilità di investire. Quindi questa azione, anche se al limite un po’ scoordinata, ha un principio di buona fede, che è quella di dare ai propri club una continuità ed una stabilità, ma nel massimo rispetto dei tifosi.” Anche qui le parole di Marotta fanno acqua da più parti. Se le squadre di provincia non vengono appunto saccheggiate, la competitività delle stesse squadre aumenta. Diversamente scende. Dunque la buonafede la vede solo lui.

Inoltre proprio per via dei ricavi caratteristici che scendono a seguito del calo delle sponsorizzazioni, cosa pensa che provocherebbe una Superlega alla Serie A e ai calcio dilettantistico? L’effetto a cascata della Superlega sarebbe quello di far diminuire i diritti tv in Serie A, di conseguenza le squadre andrebbero a raschiare il fondo del barile per cercare sponsor, e magari accetterebbero contratti con aziende che normalmente rifiuterebbero, aziende che normalmente andrebbero a sponsorizzare squadre di categoria inferiore via via fino ad arrivare ai dilettanti, i quali probabilmente non trovando più sponsor, chiuderebbero le attività. Il calcio ha una valenza sociale che Perez, Marotta e Agnelli non considerano affatto. Oltre al danno che la Superlega a mio parere ripercuoterebbe sui dilettanti dal punto di vista sportivo e sociale, creerebbe un danno sociale anche in contesti di squadre professionistiche. A spiegarlo ci pensa Claudio Ranieri quando, nel presentare Crotone – Sampdoria, ha parlato della sua esperienza al Leicester. Il tecnico romano ha detto che a Leicester “c’è la più alta concentrazione di persone di origine indiana, quasi il 50%. Nell’anno del campionato vinto a Leicester c’è stata una condivisione e un’unione tra i due popoli inglese e indiano incredibile. Questo aspetto è stato considerato anche dal sindaco di Leicester, per cui il calcio non è soltanto un fatto sportivo, ma è un fatto sociale, di condivisione, di integrazione con tutti quanti. Quello che si vuole fare con la Superlega è proprio una cosa sbagliata. Per coprire i debiti che hanno? Non è giusto. Questo Non è calcio!”

Andrea Agnelli
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ultimo aggiornamento: 22-04-2021


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Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
22 giorni fa

Certo, noi per ritornare ad essere 1 milione ed avere soldi dalle TV, bisogna fare smammare il pidocchio. Questo manco paga i palloni di tasca sua.

Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
22 giorni fa

Cose senza senso. Basta che dividano i proventi TV in base ai tifosi. Noi ci rimettiamo abbastanza ma è la legge di mercato. Poi se vogliono vincere la CL a tutti i costi, basta che ripianino i debiti con entrate vere. Tanto sempre ci sarà una Atalanta o Licester di… Leggi il resto »

tric
tric
22 giorni fa

Probabilmente l’idea di “perdere la faccia” è quella che gli ha fatto assumere quest’iniziativa. Battute a parte, dicesi aggiotaggio “la speculazione (punibile per legge) sul crescere o diminuire del costo dei pubblici valori o sul prezzo di certe merci, operata valendosi di informazioni riservate o divulgando notizie false o tendenziose… Leggi il resto »

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