Nessuno può obbligarlo a vendere: Cairo torni a pianificare per poter crescere, magari convincendo Andrea Belotti a restare

Mancano otto giornate alla conclusione di una delle peggiori stagioni dell’era Cairo. Grazie al grande lavoro che sta svolgendo Davide Nicola, che è stato capace di rianimare una squadra ormai spenta, il Torino potrebbe ottenere la permanenza in Serie A. Pur trattandosi di un buon risultato, per come si sono messe le cose, è ovvio che non ci sarà nulla da festeggiare perché la salvezza deve essere il minimo sindacale per una società che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo quando si parla di Torino FC) avere l’ambizione di raccogliere l’eredità del Toro che fu.

Comunque sia al termine di questo campionato tristissimo dal punto di vista granata, il Torino potrebbe paradossalmente ottenere in piena estate un importantissimo risultato, ovvero la riassegnazione dello scudetto del ’27. Qualora ciò dovesse accadere, si spera che il presidente Urbano Cairo abbia il buon gusto di non assegnarsi uno scudetto che con lui non ha nulla a che vedere. Lui, che ha avuto solo il merito di riaccendere i riflettori sulla questione nel 2015, ha semplicemente fatto parte del suo dovere di presidente, il minimo per un patron di una società di calcio, ossia attivarsi per far rispettare e difendere i diritti della società che presiede. Qualora al Toro fosse dunque riconosciuto l’ottavo scudetto, mi aspetterei un profilo basso da parte di Urbano Cairo con dichiarazioni celebrative e commemorative per il presidente di allora, Enrico Marone Cinzano. Sarebbe troppo di cattivo gusto vedere l’attuale presidente intestarsi il merito di quel titolo, come è capitato per la ricostruzione della struttura che oggi sorge al posto del glorioso Stadio Filadelfia.

E’ vero che fasciarsi la testa prima di rompersela non serve a nulla, soprattutto perché ancora non è detto che sarà il Torino la squadra assegnataria di quel titolo, ma lo dico prima per due ragioni: la prima è che conosciamo tutti troppo bene come è solito atteggiarsi l’attuale presidente e poi perché mi piacerebbe che si alzasse la soglia di attenzione su di lui, sia da parte sia degli addetti ai lavori, che da parte dei tifosi, perché lucrare su uno scudetto di un altro presidente sarebbe fin troppo meschino.

Ciò a cui l’attuale presidente Cairo deve pensare oggi è sostenere Nicola in questa stagione, confermarlo in caso di salvezza – perché si tratterebbe di un vero e proprio miracolo – strutturare la dirigenza con persone competenti e capire cosa fare da grande come presidente del Toro, cioè scegliere se restare uno dei peggiori presidenti della storia o dare una svolta alla sua esperienza. Infatti negli ultimi anni si è spesso abusato dell’hashtag #cairobraccino, quando in realtà il problema non è stato quello di non spendere, ma di spendere male. Niang, Verdi e Zaza sono solo un esempio di soldi buttati al vento.

Guardando indietro nel tempo, il Toro con Petrachi nel ruolo di direttore sportivo e Ventura allenatore, aveva iniziato una bozza di progetto, che aveva portato ad esempio Matteo Darmian e Danilo D’Ambrosio in granata, grazie a due investimenti piuttosto contenuti. Vederli oggi giocare nell’Inter e destinati a diventare probabilmente i prossimi campioni di Italia, rende l’idea su cosa significhi investire sulle competenze e sul futuro. Attenzione, non c’è da rimpiangere Petrachi e Ventura perché per fortuna non sono le uniche due figure capaci per avviare un progetto. Occorre solo la volontà di costruire qualcosa, magari unita anche a quella di non farlo solo per generare plusvalenze.

Oggi c’è tanta sfiducia intorno al presidente. Come potrebbe essere altrimenti? Le critiche mosse anche dal sottoscritto sono nate ovviamente dalla mediocrità dei suoi risultati e dallo scarso impegno e attaccamento alla causa granata, oltre che dal suo totale scollamento dai valori storici del club e dai veri tifosi. Inoltre i fatti di Inter – Torino non hanno fatto che peggiorare la situazione. Il presidente è dunque chiamato a fare qualcosa di granata: mettere in vendita il Torino sarebbe quella più auspicata, ma anche più improbabile. Dunque visto che nessuno può obbligare qualcuno a fare una cosa che non vuole fare, il presidente torni a pianificare per poter crescere, magari convincendo Andrea Belotti a restare in granata a vita e a costruire una vera squadra ambiziosa.Urbano Cairo sarà capace di stupire positivamente i tifosi oppure resterà il presidente di sempre?

TAG:
home

ultimo aggiornamento: 14-04-2021


19 Commenti
più nuovi
più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments
Pedric
Pedric (@giorgia2004)
7 mesi fa

È un gran Presidente. È un bel Presidente. È pure alto. È un Santo ! Altro che dover riscattare qualcosa. Oggi grazie a lui abbiamo tutto: esperimenti sociali, squadra competitiva, settore giovanile che sforna campioncini grazie ad impianti ed organizzazione d’avanguardia che tutto il mondo ci invidia. #Urbano resta per… Leggi il resto »

madde71
madde71 (@madde71)
7 mesi fa
Reply to  Pedric

nella pma cintura son ultra strasoddisfatti di lui

paolo 67 (tabela)
paolo 67 (tabela) (@tabela)
7 mesi fa

Il PRESINIENTE nn cambia, cosa deve accadere per capirlo? GAME OVER per la cairesefc. Questo nn è il TORO, cairetto nn é da TORO. Che se ne vada al più presto, e chi se ne frega chi arriva con sto CIARLATANO si ha la sicurezza della solita mediocrità sia di… Leggi il resto »

GK 72
GK 72 (@gk-72)
7 mesi fa

Come ho già scritto qualche tempo fa, vedere che l’associazione calcio Monza (con tutto il rispetto ) ha una struttura,un progetto da raggiungere e provo a paragonarlo a quello del Torino F.C……ho forti dubbi sulle reali intenzioni del Sig. Urbano Cairo.

Quali insegnamenti per la società in questo biennio difficile?

Questo non è calcio