Penna granata in trasferta / Il futuro del Torino di Cairo, che ha bisogno di una rivoluzione: la rubrica di Vincenzo Chiarizia

Un dato assodato, ma certamente non scontato, è che qualunque sia l’esito di questa stagione e a prescindere da quale campionato ci troveremo a disputare l’anno prossimo, il Torino dovrà subire un’autentica rivoluzione. Salvo clamorosi e sperati sviluppi societari, il club resterà in mano ad Urbano Cairo il quale, se Nicola otterrà la salvezza, dovrebbe prima di tutto confermare il tecnico di Luserna San Giovanni e poi dovrà decidere come agire. Cairo avrà tre possibilità sensate: svendere Belotti perché non riuscirà a fargli rinnovare il contratto e affidare al futuro ds il rinnovo completo della rosa. Far rinnovare il Gallo per farne aumentare il prezzo di mercato e cederlo cercando di ricavare un gruzzolo più consistente da reinvestire sulla rosa. Oppure confermare il Gallo, convincerlo a restare e costruire attorno a lui una società ed una squadra che abbia davvero delle ambizioni di alta classifica. La quarta opzione è quella che probabilmente Cairo punterà, cioè far rinnovare il Gallo, cederlo dopo l’Europeo (magari a fine mercato) e investire una minima parte sulla rosa. Dunque ecco l’interrogativo che mi piacerebbe porre al presidente granata: posto che non cederà la società, quanto avrà realmente voglia di investire e quanto vorrà realmente gestire un club come una società di calcio normale? Saranno ovviamente i fatti a regalarci la risposta, esattamente come negli ultimi 3 lustri.

Attendendo che anche Belotti prenda una posizione (cosa che credo ci farà stare in attesa in eterno), le basi per ricostruire ci sono. Una società normale dopo un biennio del genere dovrebbe ripartire dalla conferma di Nicola e dall’ossatura di una squadra che in queste ultime partite ha regalato qualche sprazzo di affidabilità. Mi riferisco a Singo, Sanabria, Mandragora, Bremer, Rincon riportato nel suo ruolo, anche Verdi se riuscirà a confermare i miglioramenti come mezz’ala e a Buongiorno. Su quest’ultimo vorrei spendere qualche parola. Il difensore è il prototipo di ragazzo del Filadelfia che i tifosi vorrebbero in prima squadra: pronto in silenzio a dare il suo contributo e a non deludere mai. L’ex primavera ha giocato in prima squadra senza mai deludere contro Roma, Milan, Napoli e Juve sempre con un’attenzione fuori dal comune. Millico, ad esempio, dovrebbe prendere esempio dal difensore classe ’99. Definito su chi puntare, una società normale dovrebbe investire su tre capisaldi principali: il primo è strutturare la società con dirigenti competenti messi a fare il loro mestiere e non i figuranti come il DG Comi che, ad oggi, non ho ancora capito il carico delle sue mansioni. Perseverando con dirigenti di facciata non si va da nessuna parte. Il chi-fa-cosa in società deve essere chiaro e comunicato anche all’esterno? Perché all’esterno? Perché i tifosi, finanziatori quasi inconsapevoli del club, meritano di sapere come funziona la società che seguono e a chi attribuire onori, meriti o colpe in caso di bisogno.

Il secondo punto è investire in maniera costante sul settore giovanile. Parliamo spesso di Atalanta ma la formazione bergamasca, per arrivare al punto in cui è arrivata, è partita da lontano con un lavoro meticoloso sui giovani. Sono ormai anni che la società di Percassi sforma calciatori. Ad esempio Baselli lo abbiamo preso dagli orobici a 23 anni e oggi ne ha 29. Oggi nessun club si priverebbe di un promettente centrocampista di 23 anni costruito in casa (a meno di cifre astronomiche come quelle arrivate per Kulusevski dalla Juve o Diallo dal Manchester United), al contrario ci punterebbe. Evidentemente la società atalantina ha valutato fosse più utile vendere Baselli perché probabilmente aveva già altri giocatori che di li a poco avrebbero fatto il salto come, ad esempio, Kessié o Pessina. Insomma avere un settore giovanile prolifico, come lo era quello del Toro anni fa, consente di allestire rose giovani e forti con pochi soldi. E quando capitano quelle annate in cui non arriva dal Settore giovanile un portiere bravo, o il centrocampista o un terzino che si adatti agli schemi dell’allenatore, allora lì è il momento in cui si può investire serenamente sul mercato.

Il terzo punto fondamentale è un mercato accorto e che sia studiato attentamente. Purtroppo è noto che gli unici arrivi delle ultime sessioni siano giunti dal mercato interno fatta eccezione per Vojvoda ad agosto e Sanabria a gennaio. Ciò significa che manca una struttura che abbia ramificazione in tutto il globo. Inoltre è paradossale che oggi il mercato estivo sia stato praticamente bocciato in tronco! E’ incredibile che tra Rodriguez, Linetty, Bonazzoli e Murru solo quest’ultimo, forse il meno forte dal punto di vista tecnico, stia trovano un po’ di minutaggio con Nicola. Possibile che Giampaolo avesse presentato solo questi calciatori? In regia aveva chiesto solo Torreira? Possibile che abbia creduto realmente di poter adattare Rincon? Non c’erano altri registi possibili? Il tecnico giuliese avrà avuto le sue colpe in fase di mercato, ma la società e la struttura tecnica non è stata in grado di fornire alternative con le caratteristiche giuste. A fine mercato invernale, Cairo ha accettato di accontentare Nicola e sono arrivati Mandragora e Sanabria che, possiamo dire senza timore di essere smentiti, sono stati gli acquisti più azzeccati dal Toro delle ultime quattro sessioni di mercato.

Allora la società ha il dovere di guardarsi allo specchio e fare mea culpa. Se Cairo non vuole vendere, deve avere almeno l’umiltà di comprendere che lui di calcio continua, come da 16 anni a questa parte, a capirne meno di zero. E’ dunque il caso che lui faccia sì il proprietario, ma che deleghi a persone molto più competenti in materia di lui. Se il presidente riesce a fare questo scatto allora sì che il Toro può avere speranze e lui può forse riscattarsi dinanzi alla tifoseria. Viceversa perseverando nel suo menefreghismo, con le sue bugie e con il suo poco rispetto verso gli innamorati del Toro, allora entrerà realmente nella storia come presidente più inviso alla tifoseria granata.

Urbano Cairo e Antonio Comi
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ultimo aggiornamento: 07-04-2021


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natali giancarlo
natali giancarlo
14 giorni fa

Le considerazioni di Chiarizia sono a tutti note e condivisibili in linea di principio.Vedremo a fine Stagione anche se,a mio parere,comunque vada Cairo non mollerà l’osso almeno nel breve termine.Farà cassa mettendo fieno in cascina e poi…Leggo anche che per il 4 maggio si stà pensando di…Sempre a mio parere… Leggi il resto »

davidone5
davidone5
14 giorni fa

Le cose sono andate bene quando c’era gente competente come Petrachi e Ventura che erano competenti e preparati perchè la gestione di una società di calcio no è quella di una semplice azienda; indi per cui l’insegnamento è sempre lo stesso, ci vuole gente preparata e competente e quindi non… Leggi il resto »

madde71
madde71
14 giorni fa
Reply to  davidone5

hai un idea del farispenti distorta

odix77
odix77
14 giorni fa

errori tanti troppi ripetuti negli anni….e non credo abbiano imparato assolutamente niente….. società che dovrebbe lasciare a qualcu altro… ma non sarà cosi a quanto pare…

Vincere il derby per salvare il salvabile

Toro, Cairo resterà il presidente di sempre o si riscatterà?