Oggi siamo arrivati al punto che è difficile trovare qualcuno che abbia la volontà di difendere l’attuale proprietà.

Sull’orlo della Serie B sia con la Prima Squadra che con la Primavera. Il Torino si presenta alla sosta con le due formazioni sull’orlo del baratro. Quella stessa crisi che sta portando tanti tifosi ad allontanarsi anche con rancore dalla squadra. Oggi siamo arrivati al punto che è difficile trovare qualcuno che abbia la volontà di difendere l’attuale proprietà. I colleghi che scrivono sui quotidiani cartacei nazionali, tranne quelli della Gazzetta dello Sport, oltre quelli di alcune testate online, si sono tolti i guantoni e hanno cominciato ad affrontare a mani nude il principale ed unico responsabile di questa stagione scellerata. D’altronde chi ama realmente il Toro non può più accettare uno stillicidio che dura ormai da 16 anni. Purtroppo la persona che con le sue scelte errate, dolose o meno, sta distruggendo ciò che è stato il Toro nel tempo, risponde al nome di Urbano Cairo.

Sono ormai due anni che il Torino sta sbagliando tutto, mercati condotti in maniera dilettantistica, zero programmazione, zero ambizioni, zero progetti, zero crescita strutturale e zero tutela del patrimonio che il club granata rappresenta. Questi zeri nel tempo stanno generando “zero tituli”, un derby vinto in 16 anni, zero amore per la squadra e, di questo passo, a breve avremo zero tifosi.

E’ ormai chiaro che il presidente Urbano Cairo resti in sella per ragioni ai più ignote, ma certamente non per fare grande il Toro. Altrimenti probabilmente l’avrebbe già fatto o comunque ci avrebbe già provato. Nemmeno le plusvalenze sono una ragione valida, visto che ormai sono due anni che con la sua gestione stiamo assistendo ad una svalutazione costante del parco giocatori. Non è nemmeno una questione di immagine, visto che dopo un primo momento in cui addirittura Ei fu Papa Urbano, oggi l’immagine dell’editore alessandrino, dal punto di vista del tifoso granata, è al pari di ere presidenziali estremamente negative come quelle di Goveani, Calleri, Vidulich e Cimminelli. Cairo parlava di Champions, di Messi non in vendita, di difesa più forte di quella della Juve, parlava di ciliegine, di Ferruccio Novo, ma oggi siamo qui a vivere una stagione più balorda di quella passata.

C’è un modo per il presidente Cairo di farsi apprezzare nuovamente dalla piazza? Personalmente lo trovo molto difficile perché il proprietario del club di opportunità ne ha avute tante e tutte puntualmente sbagliate. Oggi sembra che Vagnati durerà fino a fine stagione, visto che le scelte di Giampaolo e Cottafava, con il mercato annesso che ne è conseguito, sono state, ancora una volta, fallimentari per il presidente. Ora sembra che Bava abbia ripreso in mano la Primavera, riportando Coppitelli in sella e che addirittura Ventura possa affacciarsi come dirigente (granata?) in un nuovo progetto. In più pare che il Torino sia alla ricerca di un dirigente a cui affidare la gestione societaria (16 anni per apprendere che Cairo di tutto capisce fuorché di calcio?). I

Insomma sembra che il presidente si stia arrovellando il cervello per non mollare la presa sul Toro. E’ facile pensare che la ragione di questa ostinazione possa risiedere nella corposa torta dei diritti tv. Dopotutto l’ha detto lui stesso di preferire DAZN per l’offerta più consistente. Certamente non c’è nulla di male a preferire un’offerta migliore, chi di noi non preferirebbe un’offerta più vantaggiosa rispetto ad altre? Tuttavia proprio questa trattativa sui diritti tv potrebbe regalare la risposta alla ragione che spinge Cairo a perseverare nel tenere in ostaggio il Toro, nonostante ormai non sia più ben visto.

Intanto il Toro annaspa nell’oceano di melma in cui Nicola e i suoi ragazzi si sono ritrovati. Il tecnico torinese aveva forse trovato la quadra con la vittoria di Cagliari, ma poi è arrivato il Covid. Che siamo purtroppo nel pieno di una pandemia è cosa nota da tempo, ma la rosa inadeguata allestita in estate ha portato la squadra a vivere lo stop imposto dalla variante inglese del virus con un certo affanno. Non è vittimismo e non c’è voglia di accampare scuse. Tuttavia è indubbio che se ad una rosa risicata negli elementi di qualità, quale è quella granata, togli Belotti, Bremer, Nkoulou e Singo (oltre ad altri giocatori), ciò equivale a decapitare la squadra. Dopo il 3 a 3 in rimonta di Bergamo il Toro ha pareggiato 0 a 0 in casa contro un Genoa in grande forma e vinto a Cagliari per 1 a 0. In sostanza la difesa aveva trovato un buon assetto con due clean sheet consecutivi (oro in questa stagione). Alla ripresa delle partite dopo la quarantena, il Toro ha subito 7 gol: 4 a Crotone senza Nkoulou e Bremer, 2 contro il Sassuolo senza Nkoulou e 1 a Genova ancora senza il difensore camerunense. Non si sa ancora quando l’ex Lione tornerà arruolabile, ma di certo Lyanco non garantisce purtroppo la stessa affidabilità di uno Nkoulou ormai fuori dal mondo granata, ma ritrovato nella sua voglia di giocare a calcio.

Insomma in questi 16 anni Cairo ha portato la squadra nella melma di oggi e Nicola deve compiere la mission impossible di salvare una squadra che a Genova si è mostrata abulica e spompata dalle tre gare consecutive in una settimana, incapace di fare un solo tiro in porta in casa della Samp. Dovesse arrivare la salvezza, ritengo che a Nicola dovrebbe essere fatta una statua. Mentre il presidente Cairo, dal canto suo, dovrebbe avere finalmente l’umiltà di lasciare il calcio perché è dimostrato che non è cosa per lui.

Urbano Cairo
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ultimo aggiornamento: 25-03-2021


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odix77
odix77
21 giorni fa

se si escludono un paio di passaggi uno da dilettante uno opinabile articolo condivisibile….. il tema opinabile è che non ci abbia provato… a mio avviso non vero , la crescita del parco giocatori ingaggi e spese fatte dicono che ha provato ad alzare l’asticella , e lo direbbe anche… Leggi il resto »

maurone
maurone
22 giorni fa

Del Toro non frega a nessuno, neanche a Cairo, che bene o male i suoi soldi spesi li riavrà vendendo i giocatori svalutati o l intero pacchetto societario se la gens granata sarà così perseverante da riuscire a mandarlo via. Il guaio, per me, però è proprio cercare di capire… Leggi il resto »

urto (andrea)
urto (andrea)
22 giorni fa

Come può uno scoglio
Arginare il mare
Anche se non voglio
Torno già a volare
Le distese azzurre
E le verdi terre
Le discese ardite
E le risalite
Su nel cielo aperto
E poi giù il deserto
E poi ancora in alto
Con un grande salto

Alla scoperta dei valori perduti

Vincere il derby per salvare il salvabile