Torna “Il punto sull’arbitro” di Carlo Quaranta, che questa volta analizza la direzione di gara di Giacomelli dopo Lazio-Torino, con episodi da rivedere

Quella di lunedì sera allo stadio Olimpico sarà probabilmente ricordata dai tifosi laziali come una partita falsata o quantomeno condizionata dagli errori arbitrali a loro sfavore e le frasi del dopo partita di dirigenti, allenatore e calciatori biancocelesti avranno alimentato tale convinzione. Ma, come vedremo, la direzione dell’arbitro triestino Piero Giacomelli non è stata negativa nel complesso e anche nel minuto clou (quello del possibile penalty per i padroni di casa e dell’espulsione di Immobile) le decisioni adottate non sono così scriteriate come si vuol far credere.

Al 10’ prime (ingiustificate) proteste biancazzurre: Luis Alberto invoca il fallo per un presunto tocco di braccio di De Silvestri ma il pallone sbatte nettamente sulla coscia. Al 27’ rischia il cartellino giallo Falque per un intervento su Immobile che poteva essere interpretato come fallo tattico, indulgente in questo caso il direttore di gara. Al 33’ viene concesso un calcio di punizione ai biancocelesti per fallo di Valdifiori su Leiva, probabilmente severo poiché il granata sembrava più difendere la propria posizione piuttosto che fermare fallosamente il biancoceleste. Al 38’ l’assistente segnala una posizione di offside dubbia ad Immobile, forse tenuto in gioco per pochi centimetri da Molinaro. Al 41’ il primo ammonito del match è N’Koulou il quale interviene in scivolata da dietro su Luis Alberto: il difensore sembra intervenire pulito sul pallone ma certamente commette un’ingenuità gratuita. Al 44’ gli episodi che condizionano il match: Immobile è protagonista dapprima crossando in area un pallone che finisce sul braccio di Falque (Giacomelli fa proseguire), poi mancando una facile occasione a tu per tu con Sirigu ed infine reagendo alla provocazione di Burdisso. Nel primo caso l’arbitro era vicinissimo all’azione e alle proteste laziali fa subito cenno che ha visto e non considera l’intervento passibile della massima punizione, ragion per cui dopo non consulta il VAR (che, ricordiamolo, entra in gioco solo in caso di dubbio del direttore di gara). La decisione è stata tuttavia molto contestata, forse anche perché in casi analoghi in altre partite si è optato per la concessione del rigore. Tuttavia la regola parla chiaramente di diverse componenti in concomitanza delle quali è legittimo assegnare il penalty: la volontarietà, la distanza congrua, la posizione innaturale dell’arto. Perché si tratti di tocco intenzionale si deve verificare l’ipotesi che sia il braccio ad andare verso il pallone e non il contrario ed in questo caso, pur essendo molto largo, il braccio di Falque non va a cercare il pallone ma soprattutto la distanza è così ravvicinata che non avrebbe potuto farlo anche perché si tratta di un’azione dinamica (l’azione potrebbe essere assimilabile a quella LichtsteinerDe Sciglio in Juventus – Milan dello scorso campionato allorquando venne ingiustamente accordato il penalty ai bianconeri). Va detto che Falque non si cura particolarmente di tenere il braccio quanto più possibile aderente al corpo ma per quanto anzi detto è un caso in cui può prevalere la discrezionalità dell’arbitro (peraltro in posizione ottimale) che giudica a velocità reale l’azione. Per quanto riguarda il caso della reazione di Immobile – questa sì analizzata dal VAR – alla provocazione di Burdisso ad azione conclusa, l’arbitro visionando le immagini ha considerato la testata/spallata di Immobile quale gesto violento di reazione ed ha applicato il regolamento in modo un po’ troppo fiscale non tenendo conto dell’irrilevanza del colpo (Burdisso difatti cade all’indietro per effetto della spinta ma non simula alcun malore) e del fatto che l’attaccante campano lo abbia fatto per effetto di un istinto difensivo. Pertanto il provvedimento nemmeno in questo caso appare insensato per quanto tuttavia il fischietto friulano avrebbe potuto optare per una semplice ammonizione o, per equità, punire con il cartellino giallo Burdisso.

Al 49’ Giacomelli concede un corner ai granata smentendo il suo collaboratore che aveva assegnato rimessa dal fondo ai padroni di casa ed un minuto dopo accade il contrario sull’altro fronte poiché viene ignorato l’ultimo tocco di Luis Alberto dopo un contrasto con Burdisso. Al 67’ ammonizione per Milinkovic-Savic che entra in tackle duro su Molinaro lungo la linea laterale: intervento davvero ai limiti del cartellino rosso. All’80’ opinabile la concessione del calcio di punizione a Lulic per fallo di Edera in azione d’attacco torinista mentre all’86 un’azione di sfondamento di Acquah che resta in piedi tentando la conclusione nonostante fosse vistosamente sbilanciato da Radu in area laziale non porta all’assegnazione del rigore ai granata e al cartellino per il difensore per effetto del vantaggio concesso al ghanese.

Per quanto riguarda l’aspetto statistico il bilancio con l’arbitro che a settembre aveva diretto l’ultimo derby (espellendo Baselli) è sempre più positivo: 7 vittorie, 5 pareggi, 3 sconfitte.


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poggiardo granata69
poggiardo granata69
4 anni fa

si può discutere sul rigore ma non sull’espulsione,e già il fatto che a distanza di giorni se ne continua a parlare vuol dire che il tocco di Iago tanto rigore non era.

maximo1
maximo1
4 anni fa

La Lazio sta scassando i marroni. Il rigore c’era e l’espulsione pure. Magari se Ciro non faceva la cazzata, il var andava a rivedersi il rigore. Invece con le proteste e la stupidaggine che ha fatto, si sono soffermati su di lui e non hanno analizzato il rigore. Mi sembra… Leggi il resto »

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