La storia di Armando Izzo: dagli inizi a Napoli all’esordio in A. Accusato di rapporti con la camorra per le scommesse, lui si è sempre difeso

L’arrivo a Caselle, le visite mediche, poi la firma sul contratto. E’ il programma dell’intensa giornata che vedrà protagonista Armando Izzo, il primo vero colpo del calciomercato del Torino. Come vi abbiamo raccontato ieri, l’accordo con il Genoa e il ragazzo è definito: 10 milioni ai rossoblu, accordo quadriennale per il calciatore. L’ufficialità metterà il crisma su un’operazione nata pochi giorni fa e conclusa in un lampo, che permetterà a Walter Mazzarri di avere a disposizione già dal raduno di venerdì al Filadelfia il classe ‘92 nativo di Napoli. Un nome gradito a WM, quello di Izzo, visto il comune passato in azzurro e l’abilità dell’ex Avellino di destreggiarsi in ogni ruolo della difesa a tre, diventato suo naturale habitat tattico fin dall’esperienza al “Partenio”.

Chi è Izzo, cresciuto a Scampia. E Mazzarri…

E’ cresciuto a Scampia, Armando. Il padre muore a 29 anni, stroncato da una leucemia fulminante, lui si ritrova a dieci anni a crescere i suoi tre fratelli, mentre la madre fa le pulizie per 6 euro l’ora. Nessuna possibilità di studiare. Ma è il talento cristallino a dare forma al suo sogno, quello di diventare calciatore. Inizia all’Arci Scampia, poi passa al Napoli. Il non plus ultra, da quelle parti. Nelle giovanili partenopee si distingue, diventa capitano della Primavera e si guadagna il ritiro con la prima squadra. Allenatore: Walter Mazzarri. “Il mister mi porta in ritiro e quando vede che corro con le scarpe tre numeri più grandi, dà dei soldi al massaggiatore e gli dice di accompagnarmi in paese per prendermi quelle che preferivo”, ha raccontato Izzo in un’intervista a La Gazzetta dello Sport del marzo 2017.

Izzo, lo scandalo scommesse: nel 2016 le pesanti accuse

Dal Napoli alla Triestina in prestito, nel 2011. Gli alabardati falliscono e a gennaio 2012 lui passa all’Avellino in comproprietà. Torna ad un passo da casa. In Irpinia trascorre due stagioni e mezzo: 58 presenze tra Lega Pro e Serie B, tante battaglie vinte. Il 23 maggio 2016, Izzo è già al Genoa – dove si è trasferito nel 2014, trovando l’esordio in A -, ma lo scandalo che deflagra quel giorno mette a rischio la sua carriera. Concorso esterno in associazione mafiosa: è questa la pesante accusa mossa dalla Dda di Napoli a Izzo. Era lui, secondo la testimonianza di Antonio Accurso, ex capoclan del gruppo camorristico “Vanella Grassi” di Secondigliano, uno dei calciatori coinvolti nel giro di partite truccate di fine 2014. Modena-Avellino e Avellino-Reggina, le gare incriminate. Assieme a lui finiscono nel mirino della Procura anche Millesi (capitano, quando si sono svolti i fatti), Pini – che confermerà le accuse di Accurso nei confronti di Izzo mesi dopo – e Peccarisi. I quattro calciatori avrebbero contribuito a falsare i risultati delle sfide, ricevendo in cambio ingenti somme di denaro dal clan. E il difensore neo-granata sarebbe stato il tramite tra il campo e il Vanella per mezzo di uno zio coinvolto negli affari del gruppo mafioso.

Rapporti con la camorra, Izzo si è difeso: “Sono ignorante, ma onesto”

Izzo è ad un passo dal baratro. L’accusa chiede sei anni di squalifica, la giustizia sportiva non riconosce illecito per mancanza di prove tangibili e il 12 aprile 2017 condanna il genoano a 18 mesi di stop e 50.000 euro di ammenda per omessa denuncia. L’appello del maggio successivo riduce la pena a sei mesi. Ad ottobre 2017 ritrova il campo, nella gara contro il Cagliari, ma le vicende giudiziarie non lo abbandonano. A marzo, infatti, è stato rinviato a giudizio nel processo penale per i fatti di Avellino, mentre Millesi e Pini (che hanno scelto il rito abbreviato) sono stati condannati rispettivamente ad un anno e a tre anni e sei mesi, il primo esclusivamente per frode sportiva, il secondo anche per concorso esterno in associazione mafiosa. Lui, si è sempre difeso: “Quello zio è un parente acquisto – ha dichiarato nella succitata intervista alla Gazzettanon ho rapporti con lui da quando ero ragazzino. Nelle intercettazioni, i signori coinvolti mi chiamano “l’ignorante”, dicono che non devo sapere nulla. E’ vero, sono ignorante. Ma onesto”.


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