Pur mantenendo il saldo acquisti fortemente positivo, il Torino ogni anno rompe il record di investimenti: ma le plusvalenze sono sempre maggiori alle spese

40 milioni all’attivo e praticamente non sentirli. Il Torino, che ormai è diventato una fabbrica di plusvalenze, aumenta anche negli investimenti. Non in maniera direttamente proporzionale, va detto, ma ogni anno, nelle ultime tre sessioni di calciomercato, è stato rotto il record di spesa da parte di Cairo, che continua a tenere da parte un grande tesoro dal quale poter attingere per eventuali altri, importanti acquisti. L’ultimo, nella lista, è stato quello di Niang, il cui arrivo non ha intaccato le già pingui casse granata: il sacrificio di Zappacosta ha infatti permesso di arrivare al milanista senza particolari problemi, andando però a polverizzare il record per l’acquisto più oneroso dell’era Cairo, rappresentato da Adem Ljajic.

17 più bonus i soldi per il francese, poco meno di 10 quelli per il trequartista serbo aquistato lo scorso anno dalla Roma. Prima ancora, si sa, era arrivato Belotti (esattamente 365 prima di Ljajic), che a sua volta aveva staccato, con gli 8 milioni spesi per acquistarlo dal Palermo, l’acquisto di Cerci, che si posizionava, tra apertura della comproprietà con la Fiorentina e relativo riscatto, intorno ai 7. Tutti attaccanti, tutti di un certo livello, va detto. Così come anche quel Ciro Immobile che il Torino acquistò dalla Juventus (che a sua volta aveva riscattato la metà del Genoa, per girarlo ai granata nell’ambito dell’affaire Ogbonna) per un valore di 5 milioni. È curioso come, a distanza di molti anni, la cifra per colui che diventò il capocannoniere del campionato, fu la stessa spesa, all’inizio della gestione Cairo, per Elvis Abbruscato. Altri tempi, altri investimenti (che solo di recente si sono riavvicinati a quegli standard), ma soprattutto un’altra resa, che dimostra quanto non sempre l’investimento possa avere successo. Nella maggioranza dei casi, però, il rendimento c’è, e può portare a ulteriori plusvalenze. Che, forse, adesso possono essere meno fondamentali per raggiungere i risultati sportivi dichiarati a inizio anno. Risultati ambiziosi, ma alla portata. Anche in futuro.


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andrepinga
andrepinga
4 anni fa

In assenza del calcio giocato, diciamo sempre le stesse cose. La crescita del Toro e’ evidente. Dopo decenni di ascensore tra A e B siamo stabilmente nella massima serie con ritrovate ambizioni europee.

Carlo (Il Toro nell'èra di Niang)
Carlo (Il Toro nell'èra di Niang)
4 anni fa

Ma il tifoso del Toro non vuole vincere, ci vuole andare vicino e godersi la situazione. Vorrebbe solo vincere i derby, ma meritatamente (che è l’unico modo possibile in natura.)

mas63simo
mas63simo
4 anni fa

“Gli investimenti crescono “? Peccato che non siamo una “holding ” ma una squadra di calcio e che quindi va valutata sui risultati sportivi! La mia domanda è semplice quanto abbiamo vinto in questi anni ? 0 ! Il resto (come dice “Califano” ) è Noia !

Vegeta
Vegeta
4 anni fa
Reply to  mas63simo

Si ma la domanda da porsi è quanto avrebbe vinto il Toro se non avesse fatto queste cessioni??? Perché senza le famose plusvalenze (al nettonche i giocatori fossero restati e non avuto più casi Maksi….) cosa avremmo dovuto vincere con i giocatori che abbiamo avuto in rosa negli ultimi 5… Leggi il resto »

mas63simo
mas63simo
4 anni fa
Reply to  Vegeta

Lo scudetto magari no ma puntare a una coppa italia (VEDI LAZIO)ti fa proprio schifo !

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