L’inchiesta / Lo scudetto revocato del 1927: nessuno ha mai visto la prova che inchioda il Toro

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Parte VII / Il 21 maggio arriva la squalifica per Allemandi ma sull’esistenza della lettera, che inchioderebbe il Toro e il calciatore, ci sono dei dubbi

Se il 4 novembre del 1927 è il giorno in cui al Torino è stato revocato lo scudetto, il 21 novembre è invece quello in cui Luigi Allemandi, il presunto calciatore della Juventus corrotto, è stato ufficialmente squalificato. Come detto nella precedente puntata dell’inchiesta, il terzino, che nel frattempo si era trasferito all’Inter, apprese la propria pena dai giornali il 7 novembre, dopo che Arpinati dichiarò che aveva deciso di squalificarlo a vita. Allemandi non si diede però per vinto e preparò immediatamente il proprio ricorso, un lungo memoriale di circa venti pagine (nella foto di copertina di Tuttosport) in cui respinse ogni accusa, smentendo anche le voci sul fatto avrebbe acquistato una preziosa automobile con le 25.000 lire ricevute da Gaudioso (l’auto in questione era di proprietà dello zio e Allemandi la utilizzava solo per qualche gita). Il 13 novembre, intanto, Arpinati si fece vedere al Filadelfia per Torino-Padova, la prima gara dei granata dopo la revoca dello scudetto, il giorno successivo Allemandi consegnò al segretario della FIGC, Giuseppe Zanetti (uomo di fiducia di Arpinati, scelto proprio da quest’ultimo al momento del suo insediamento), il plico con il proprio memoriale difensivo. Il calciatore fu poi convocato a Bologna, città nella quale fu spostata la sede della Federazione.

Appena arrivato negli uffici di Arpinati, Allemandi fu sottoposto ad un interrogatorio: il presidente della FIGC gli chiese se si ricordava di una lettera scritta a Gaudioso e, dopo aver ricevuto una risposta negativo, tirò fuori un biglietto ricomposto, ne lesse pochi frasi ambigue come “A Bologna c’è brutta gente” o “Il primo a pagarla sarà Ferminelli” e chiese ulteriori spiegazioni, aggiungendo che quella lettera ridotta in pezzi l’aveva trovata pochi giorni prima lui stesso, durante il suo viaggio a Torino, in un cestino dell’immondizia nella stanza della pensione di piazzetta Madonna degli Angeli dove il calciatore alloggiava. Allemandi ribadì che non ricordava esattamente il contenuto di quella lettera, domandò di poterla vedere ma Arpinati respinse la richiesta, come respinse anche quella di un confronto tra il calciatore e il suo accusatore: Gaudioso. La prova che inchioderebbe Allemandi, e di conseguenza anche il Torino, in realtà oltre ad Arpinati, la moglie che l’avrebbe ricomposta, e pochi altri membri del direttivo della FIGC nessuno l’ha mai vista: né il terzino, né i dirigenti granata, né un avvocato. Ad oggi di quel biglietto, prova principale della frode commessa dal dirigente granata e dal calciatore bianconero, non c’è traccia. Il mistero intorno a quella lettera si fece più fitto qualche giorno dopo quando, insieme al proprio avvocato, Allemandi si recò alla pensione di piazzetta Madonna degli Angeli e le proprietarie gli dissero che Arpinati lì non aveva mai messo piede. Un foglietto spezzettato lo aveva invece Guadioso che disse alla figlia del gestore che lo avrebbe dovuto portare a Bologna. Il 21 novembre arrivò l’ufficializzazione della squalifica a vita del calciatore.

Nel gennaio del 1928 si tenne il processo per diffamazione contro Guido Nani intentato dai dirigenti del Torino squalificati, guidati da Enrico Marone Cinzano (dopo la sua qualifica ufficialmente il presidente della società fu Giacomo Ferrari). In tribunale Nani ripetè quello che aveva già detto ad Arpinati, cioè di aver fatto tutto da solo. Scagionò tutti tranne il segretario Pietro Zanoncelli, che gli aveva dato 20.000 lire per la presunta compravendita della partita. Zanoncelli disse che i soldi se li era fatti dare dal vicepresidente Eugenio Vogliotti, senza spiegare però il motivo del prestito, poi si difese raccontando di essere stato contattato da Gaudioso prima del derby di andata (vinto 1-0 dalla Juventus), di averne parlato con Nani e di aver deciso di non andare avanti nella truffa. Enrico Marone Cinzano fu invece completamente scagionato da Nani, l’imprenditore decise allora di lasciar cadere le accuse di diffamazione e le parti si misero d’accordo per un’amichevole remissione della querela. Una decisione che non piacque ad Arpinati. La sentenza finale vide assolti quasi tutti i dirigenti del Torino tranne quattro: Guido Nani, Pietro Zanoncelli (che già da tempo licenziato dalla società) e a sorpresa anche Enrico Marone Cinzano e Eugenio Vogliotti. Il 22 aprile del ’28 furono però tutti riabilitati: Mussolini, in occasione dell’istituzione del Natale di Roma per festeggiare la nascita della città, concesse un’amnistia agli sportivi: tutti gli squalificati furono riabilitati, Allemandi tornò a calcare i campi da calcio e, ironia della sorta, giocò la sua prima partita proprio contro il Torino, questa volta però indossando la maglia dell’Inter. Nonostante l’amnistia lo scudetto al Torino non fu restituito.

Parte I – L’inchiesta / Torino, lo scudetto revocato del 1927: cosa è ufficialmente accaduto

Parte II – L’inchiesta / Scudetto del ’27, dal fascista Arpinati al bianconero Allemandi: i protagonisti

Parte III – L’inchiesta / Lo scudetto revocato del 1927: Toro-Juve, il derby dello scandalo

Parte IV – L’inchiesta / Scudetto revocato del 1927: scoppia lo scandalo

Parte V – L’inchiesta / Scudetto revocato del 1927: campionato falsato? Sì, ma da Arpinati

Parte VI – L’inchiesta / Lo scudetto revocato del 1927: le confessioni e la sentenza, senza un processo

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Toro Toro Toro
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Se non sbaglio, anche un certo Agnelli aveva la camicia nera ed era addirittura senatore, quindi “camerata” di Arpinati: sarà un caso che non ci abbiano mai restituito lo scudetto rubato o c’è stata e c’è tuttora una precisa volontà dietro questo diniego?

Giovanni64
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Giovanni64

È una cosa che ho detto dall’inizio, e non credo che sia una questione di schieramento politico, ma come al solito le merde ci rompono i coglioni.

Toro Toro Toro
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Hai ragione, @Giovanni64, non è solo una questione di schieramento politico, anche se l’esercizio mafioso del potere (stile giuve in Italia) ha certamente anche una valenza “politica”.

Giovanni64
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Giovanni64

Certo, sicuramente, e altrettanto sicuramente ci sono loro di mezzo.

Giovanni64
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Giovanni64

E dove stanno ste prove di combine? Muovetevi a ridarci lo scudetto alla faccia di quel l’imbroglione di Arpinati, che si fotta, morto e buono.