La passione per i cavalli, quella per Gianfranco Zola. La Sardegna è a tavola, nei libri e nei desideri. Tutto il mondo di Salvatore Sirigu, portiere del Torino

Innanzitutto due ovvietà: Salvatore Sirigu è il calciatore anti-social per eccellenza (non ha un account né su Instagram né su Twitter o Facebook) ed è sardo fino al midollo. Come ha raccontato lui stesso al sito del Torino, per la rubrica quotidiana “Quello che non tutti sanno di…”, proprio la sua origine è uno dei pochi pregi che sente di avere. “Per il resto sono testardo, orgoglioso e dico tante parole brutte”. Il portierone granata apprezza i colleghi professionali e gli allenatori polivalenti e ha un mito nel mondo del calcio: Gianfranco Zola, icona del Cagliari ma non solo.

I Mondiali del 2006 e la gioia più grande: “Spero di doverla ancora vivere”

Il piccolo Salvatore era appassionato di cavalli, per questo sognava di fare il fantino e ancora oggi segue qualche appuntamento di equitazione. A scuola, invece, studiava con piacere la storia e mal volentieri la matematica. Da tifoso di calcio non può dimenticare la vittoria ai Mondiali 2006.

Il luogo dell’anima, ovviamente, è la Sardegna. In particolare La Caletta, in provincia di Nuoro. Anche per questo in tavola non può mancare il porcheddu arrustu, magari bagnato con un bicchiere di birra Ichnusa. E da leggere? “Sempre caro”, dello scrittore nuorese Marcello Fois.

Al cinema, Sirigu guarderebbe volentieri Il Gladiatore, Braveheart o Forrest Gump. Magari alternati con qualche puntata de Il Trono di Spade. L’uomo Salvatore spera che la gioia più grande sia ancora da vivere, stima Leonardo Da Vinci e se gli si chiede l’eroe della sua vita lui risponderà: chiunque si distingua per i propri meriti.

Salvatore Sirigu
Salvatore Sirigu of Torino FC gestures during the Serie A football match between AC Milan and Torino FC.
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ultimo aggiornamento: 15-04-2020


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