Stadi a porte chiuse: le decisioni del decreto di settembre 2020

Stadi, il nuovo DPCM: calcio ancora a porte chiuse. E sui singoli eventi…

di Giulia Abbate - 7 Settembre 2020

Nel calcio si proseguirà con gli stadi a porte chiuse: sì al pubblico solo in singoli eventi sportivi di minore entità. Le decisioni del nuovo DPCM

Era inevitabile: la ripresa del campionato, e non solo quello di Serie A, vedrà ancora gli stadi vuoti. Nel nuovo DPCM che è entrato in vigore proprio nella giornata di oggi, lunedì 7 settembre, il Governo ha infatti prorogato tutte le misure anticontagio già stabilite nei pesi precedente. Nel calcio (così come in tutti gli altri sport) le partite si continueranno a disputare quindi senza pubblico, a porte chiuse per evitare un assembramento che, in luoghi come gli stadi, è stato definito inevitabile dal premier Conte. Ma c’è una piccola eccezione. In molti, infatti, si sono chiesti come mai nell’amichevole tra Parma ed Empoli al Tardini si sia rivisto il pubblico, seppur in forma molto ridotta.

Porte chiuse? Consentito il pubblico negli eventi minori

Come già previsto nel decreto di Agosto, anche in quello appena emanato dal Governo, viene specificato che “A decorrere dal 1° settembre 2020 è consentita la partecipazione del pubblico a singoli eventi sportivi di minore entità, che non superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all’aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso”.

Svelato il “mistero”, dunque: nelle amichevoli o comunque in eventi sportivi di minor rilevanza, capaci quindi di attirare un pubblico ridotto, sarà possibile consentire l’accesso agli impianti sportivi. A patto che i numeri non superino quelli indicati dal decreto, ovviamente, e che vengano rispettate tutte le norme previste. Sarà infatti obbligatoria la la prenotazione e l’assegnazione preventiva del posto a sedere, nonché il rispetto del distanziamento sociale (1 metro), la misurazione della temperature e, chiaramente, l’utilizzo della mascherina.

Spadafora: “Previsto un margine d’azione per le Regioni”

Sul tema degli stadi e delle porte chiuse negli eventi sportivi è poi intervenuto anche il ministro dello Sport Spadafora che all’Ansa, a margine della Supercoppa di volley femminile, ha specificato: “Le regole relative agli ingressi negli impianti sportivi valgono per tutti, ma le Regioni hanno un margine di azione rispetto al Decreto del Presidente del consiglio dei ministri. Ovviamente l’appello è che le Regioni si muovano insieme in queste scelte e in queste restrizioni”.

Un appello che sembra rispondere all’obiezione sollevata nei giorni scorsi da presidente del Coni Malagò “Decidono Cts e Governo ma le istanze del mondo dello sport sono chiare, c’è un discorso economico fondametale. Quello che stupisce è che c’è una direttiva nazionale e poi delle direttive regionali che prescindono da questa, così si crea confusione

Spadafora
Vincenzo Spadafora