Il cambio in panchina riapre i giochi in attacco: il colombiano è chiamato a una svolta
Nonostante sia fine febbraio e manchino ancora 12 partite al termine della stagione, in casa Toro la sensazione è che tutto sia appena ricominciato. L’esonero di Baroni e l’arrivo di D’Aversa hanno inevitabilmente segnato un punto di rottura nel campionato granata: una scelta ormai inevitabile – e, a dire il vero, tardiva – presa con l’obiettivo di salvare il salvabile e condurre la nave in porto senza ulteriori scossoni.
L’approdo dell’ex Empoli, chiamato a risolvere – o quantomeno a mettere una pezza – sui principali problemi emersi nella gestione Baroni, su tutti la fragilità difensiva, comporta anche un azzeramento delle gerarchie che fin qui avevano regolato la stagione granata.
Archiviato l’alibi dell’allenatore, ora molti giocatori sono chiamati a una risposta forte in questo finale, se non altro per chiudere l’annata con dignità ed evitare ulteriori complicazioni. Tra questi, Duvan Zapata è certamente uno dei profili più attesi.
La stagione di Zapata
L’ex capitano, dopo la rottura del crociato della scorsa stagione, non è più riuscito a ritrovare la condizione migliore, collezionando 20 presenze in campionato, la maggior parte delle quali dalla panchina.
Dopo aver riconquistato una maglia da titolare – anche grazie ai problemi muscolari di Simeone tra novembre e dicembre – e aver ritrovato il gol contro il Milan, sembrava potesse essere finalmente arrivata la sua personale rinascita.
Lotta a tre per il partner di Simeone
Quella rete contro i rossoneri, però, è rimasta un episodio isolato. Da allora Zapata ha perso nuovamente terreno nelle gerarchie, fino all’arrivo di Kulenovic a gennaio. L’avvento di D’Aversa, in questo senso, potrebbe rappresentare una svolta anche per lui, ma sarà il colombiano in primis a dover dimostrare di poter ancora incidere ad alti livelli nel nostro campionato.
L’impiego di Simeone non sembra in discussione: il Cholito, nonostante una sola rete negli ultimi tre mesi, resta la pedina più affidabile dell’attacco granata. Il posto al suo fianco, però, con ogni probabilità sarà conteso tra Zapata, Adams e Kulenovic, con D’Aversa che, nella sua esperienza a Empoli, ha dimostrato di non temere soluzioni offensive anche con attaccanti dalle caratteristiche simili o, al contrario, complementari.

Solo la cairese poteva rinnovare il contratto a sto catorcio alla modica cifra di 2.7 milioni annui.
Certo se perdi Zapata ma acquisti Scamacca e Retegui Zapata fa panca a 35 anni dopo un crociato, ma se acquisti Kulenovic (con tutto il rispetto non avendolo ancora visto) o promuovi Njie (fumosetto alquanto anche in Primavera) Zapata pur non essendo più lo Zapata di qualche anno fa, non… Leggi il resto »
Su questo sono d’accordo con te.
Mi fa enorme piacere 7576
E se hai Simeone e Adams?
Adams. Ma e’ una seconda punta, come Simeone. Zapata era un centravanti vero. Ora e’ generoso, possente ma timoroso e completamente impallato da un anno e mezzo di inattività. Ricordiamo però Zago e Schuurs, neppure rivisti in campo.
Davanti salvo infortuni,giocano sempre Adams e Simeone. Zapata è un ex calciatore, probabilmente il nano lo tiene lì per fargli ricoprire il ruolo di Moretti, cioè stipendiato senza fare un ca zzo.. Nell’ Atalanta Retegui e Scamacca non giocavano insieme, semmai uno subentrava all’altro, anche perché c’era Lookman.
Scamacca si e fatto il crociato e seduta stante Han comprato Retegui, non promosso Nkie
Appunto, insieme non hanno giocato, anche perché sono 2 punte centrali e a parte l’infortunio,non potrebbero coesistere.Hanno preso però Maldini.Venduto Retegui, adesso Scamacca si gioca il posto con Krstovic. Eh ma l’Atalanta…. uguale uguale alla Cairese.
Comunque hai detto bene,hai usato il verbo al passato “era”, ha 20 minuti di autonomia, quindi non solo non può insidiare Simeone,ma diventa l’uomo da mettere negli ultimi minuti in caso di necessità. Kulenovic almeno ti garantisce tutta la partita.