Il presidente del Torino è intervenuto a Dogliani per la quindicesima edizione del Festival della TV, partecipando all’evento
Il Festival della TV torna anche quest’anno a Dogliani per la sua quindicesima edizione, confermandosi come uno dei principali appuntamenti dedicati al mondo della televisione, della comunicazione e dell’informazione. Nel corso degli anni la rassegna ha ospitato oltre 1300 protagonisti del settore, trasformando la cittadina piemontese in un punto di riferimento per il confronto tra idee, linguaggi e visioni diverse.
Tra gli ospiti di questa edizione è presente anche il presidente del Torino, Urbano Cairo, che prenderà parte al programma del festival inserito nel tema “Dialoghi Coraggiosi”, che guida gli incontri e le riflessioni previste nel corso della manifestazione.
L’intervista a Cairo
Mario Giordano ha condotto l’intervista al presidente del Torino Urbano Cairo: “L’obiettivo nel derby era la vittoria, anche per il fatto che ne ho vinto solo uno. Per come si era messa la partita, dopo un primo tempo non bellissimo in cui abbiamo subito un gol, poi c’è stata una reazione molto bella, molto forte. D’Aversa ha anche azzeccato i cambi che hanno fatto bene. Casadei, Adams e Njie hanno fatto benissimo, hanno dato un buon impulso che ha permesso di pareggiare la gara. Complessivamente è un derby di cui sono contento, un regalo a metà, mi ha fatto piacere”. Sulle programmazioni che predilige da vedere Cairo ha rivelato: “Sono molto affezionato a Crozza, il primo blocco del programma lo guardo sempre”. Sulle offerte che ha ricevuto per le sue aziende e sulle possibilità di vendita: “Io non ho questa grande propensione a vendere, a me piace tenere le cose che ho, vederle, svilupparle, farle diventare migliori. Abbiamo salvato aziende, che adesso riescono a fare buoni utili”. Su come divide i suoi impegni in base al tempo a disposizione Cairo ha rivelato: “Al Toro io dedico il 20% del mio tempo, un 50% all’attività Rcs e un 20/30% a La 7″.
Cairo: “Mio figlio dice che i tifosi non mi meritano”
Urbano Cairo ha poi speso gli ultimi minuti dell’intervista per parlare del Torino: “Quando sbagli un allenatore devi cambiarlo, ma con Ventura, Juric e Mazzarri abbiamo coperto quasi la metà del mio percorso in granata”.
“Io l’ho detto anche recentemente: io al 2 di settembre siamo a 21 anni, quindi se ci fosse qualcuno che arriva, fa un’offerta e vedo che ha passione per il Toro e ha voglia di investire, io sono disponibilissimo a farmi da parte. Il mio primo figlio è tifosissimo del Toro (Federico, n.d.r.), il secondo anche, mentre il terzo mi dice che devo venderlo, che non mi meritano”.
Cairo: “Nel Robaldo ho messo 10 milioni”
“Da quando siamo tornati in Serie A sono passati 14 anni, trascorsi tutti in Serie A; come noi solo altre 9 squadre. Questi 14 anni in Serie A li abbiamo fatti prevalentemente nella parte sinistra, siamo finiti anche in Europa. Quando sono arrivato mi sono impegnato per ricostruire il Filadelfia, che era diventato una cosa inguardabile. Lì ci ho messo anche 2,5 milioni a fondo perso del totale. Recentemente abbiamo finito un centro sportivo molto bello (Il Robaldo, n.d.r.), che mi è costato anche lui una decina di milioni“.
“Poi questo non basta, capisco. Io posso arrivare fin lì, ma bisogna trovare qualcun altro che faccia bene al Toro. Al momento non ho avuto nessun’offerta di questo tipo. Al Toro mi sono divertito, ultimamente di nuovo, abbiamo fatto un finale di campionato come si deve: di questo ringrazio D’Aversa che ha fatto molto bene”.
“Io non trovo tutta questa ostilità in giro, poi io sono disponibile a vendere, però più che dire questo non so cosa dire. Noi avevamo la curva Maratona e quella Primavera deserta: era uno stadio in cui le due ali erano deserte e non era bello. Effettivamente vedere uno stadio che si è visto come quello contro la Juve è uno stadio che ti dà i brividi. Comunque io resto disponibilissimo a vendere, anche se mi dispiacerà”.
Cairo: “Non venderei il Torino perché credo di poter fare bene”
“Non lo venderei perché credo di poter fare bene per il Toro, anche meglio di quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni. In questi 14 anni almeno la metà dei campionati ci siamo giocati l’Europa o perché ci siamo andati o perché l’abbiamo persa all’ultima giornata. Poi capisco il tifoso del Toro, che dice che la sua stirpe proviene dal Grande Torino o dagli Anni ’70 e quindi merita di più”.
“Io ho preso il Toro nel 2005, quando avevo una bella azienda che guadagnava, stavo benissimo. Poi in quell’estate in cui il Toro era fallito, il sindaco mi ha chiamato e io mi sono occupato del Toro. Poi mia madre era una tifosissima: lei, che era così prudente, mi ha spinto a prendere il Toro”.
“Nei primi 8 anni ho immesso nel Toro 60 milioni di tasca mia; considerando plusvalenze e resto, mancavano ancora 60 milioni per andare a pareggio. Con Ventura siamo andati in pareggio, ma non li ho mai prelevati, ho sempre solo versato. Con il Covid tutti hanno perso molto, noi circa 50/60 milioni, e poi con Juric abbiamo recuperato un certo posizionamento valorizzando anche i giocatori”.
Cairo: “L’allenatore lo sceglieremo nel giro di una settimana”
“A un giovane Cairo non consiglierei di acquistare il Toro, ma a un signore con più fondi di investimento sì, a gente super ricca sì, come i proprietari del Como che hanno 45 miliardi di patrimonio. A loro sì ma a uno come me, che deve fare i conti e stare attento e non vuole perdere 30 milioni all’anno, deve stare attento non glielo suggerirei. Deve arrivare qualcuno dall’estero secondo me, al momento non è ancora arrivato, serve qualcuno che abbia fondi e che creda nel calcio italiano e che voglia entrare. Ci sono 11 proprietà straniere in Serie A: loro possono essere interessati, se devo vendere devo trovare uno che compri, se cerco un italiano che non c’è non posso vendere”.
“Io voglio vendere e voglio andare allo stadio senza avere il patema del presidente, contestato non appena si prende un gol”
Poi sull’allenatore: “Non posso dire adesso chi sarà l’allenatore, lo decideremo nel giro di una settimana, non manca tanto. L’ho scelto per il 50%… Scegliere l’allenatore è fondamentale in squadre come il Toro: è colui che tiene insieme la squadra, la fa giocare in un certo modo e valorizza i giovani. Mi piacerebbe un allenatore che ha qualità per fare un bel gioco, poi il gioco da solo non basta e devi prendere un gol in meno degli altri”.

Con le sue m.i n.c.h.i.a.t.e. lo vedo bene per la Gialappas.
Non vedo i 0,3 cairese, Nessuno Tocchi Cairo (la scimmia&Co), non è il gobbo di Milano al derby torinese e finito all’ospedale?
Dal Cielo ti stanno chiamando i tuoi…non li fare aspettare.