Il prossimo allenatore del Torino, Ignazio Abate, in una recente intervista ha parlato delle sue idee di gioco
Abate si sta affermando come uno dei giovani allenatori più interessanti del panorama italiano, pronto a compiere il salto verso una panchina di Serie A. Il Torino, infatti, sembra vicino alla sua ufficializzazione, anche se prima sarà necessario definire la separazione con la Juve Stabia, club che ha guidato nella passata stagione e con cui deve ancora completare gli ultimi passaggi formali.
Nel raccontare il proprio percorso e le influenze ricevute nel corso della carriera, il tecnico ha sottolineato l’importanza degli allenatori incontrati durante la sua esperienza da calciatore nel corso di un’intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio negli scorsi giorni: “Ho avuto tanti allenatori che mi hanno lasciato dentro qualche cosa, poi io credo che uno debba essere se stesso altrimenti non riesce a esprimersi al 100%. Al Milan c’era un gruppo spettacolare, Leonardo mi ha lasciato tanto, aveva una mentalità offensiva. Allegri nella sua grande gestione dei campioni mi ha lasciato tanto. Quello che invece mi ha influenzato tanto nel calcio moderno è De Zerbi, l’ho studiato tanto, sono molto legato a lui. Mi piace come riesce a trasferire i concetti ai suoi giocatori, il suo calcio posizionale. Al di là dell’aspetto tattico, mi piace quello che riesce a trasferire ai giocatori”.
Lo stile di gioco
Lo stesso Abate ha poi approfondito la propria idea di calcio, soffermandosi sull’equilibrio tra estetica e risultati e sull’importanza della crescita del gruppo: “L’estetica del gioco è un aspetto importante, chiaramente il risultato è fondamentale: tutti giochiamo per vincere. Però poi credo che la qualità del gioco faccia aumentare l’autostima del giocatore e il proprio livello di confidenza. Vedere una squadra che cerca di segnare sempre un gol in più degli altri è importante, anche per far sorridere il pubblico“.
L’inizio della carriera da allenatore
Infine, il tecnico ha ripercorso anche il momento della svolta che lo ha portato verso la carriera da allenatore, raccontando come la passione per il campo sia emersa in modo definitivo: “Quando decisi di smettere di giocare volevo intraprendere una carriera dirigenziale, poi un giorno mi chiamò De Rossi che doveva iniziare il corso combinato. Dopo un mese mi iniziò subito il fuoco dentro, ho detto: questa è la mia strada“.

Se ti ispiri a De Zerbi col Nano avrai vita corta!
Tranquillo, qui dopo il fuoco dentro, potrai sperimentare il bruciore: di stomaco e di altre parti anatomiche non citabili per educazione.
😅