Altalena Torino: le risposte che devono arrivare da questo 2020 - Toro.it

Altalena Torino: le risposte che devono arrivare da questo 2020

di Redazione - 10 Gennaio 2020

I pronostici per la stagione 2019/2020, in relazione al secondo anno: campionato strano per la squadra di Mazzarri

È difficile dare una definizione alla stagione attuale del Torino. Strana, incostante, a tratti deludente. Sicuramente lontana dagli standard a cui aveva abituato la squadra granata. Prestazioni asettiche, giocatori incostanti, grandissime partite seguite da imprevedibili dietro front. Con almeno metà stagione in archivio e con l’arrivo del nuovo anno, si può iniziare a tirare le somme, seppur parziali, dell’annata del Toro. Per riflettere, analizzare il passato e programmare il futuro. E capire soprattutto cosa ci dobbiamo attendere da qui a giugno. 

Dalle speranze dello scorso anno…

La stagione 2018-2019 si era conclusa per il Torino con un importantissimo settimo posto. Dietro alle corazzate di Juventus, Napoli, Atalanta, Inter, Milan e Roma c’erano proprio i granata, capaci di precedere anche Lazio e Sampdoria. Record di punti per la gestione del presidente: 63 al fronte di 57. Una partecipazione all’Europa League in tasca, la continuità della gestione Mazzarri, un’ottima base per costruire la futura stagione. Per questo in estate il presidente Urbano Cairo ha deciso di non intervenire: il Torino si è limitato a confermare, a rendere solido il suo organico. Riscattati Cristian Ansaldi, Koffi Djidji, Ola Aina e Simone Zaza, titolari e ricambi validissimi dello scacchiere dell’ex tecnico di Napoli e Inter, ai quali si andava ad aggiungere la freschezza e la voglia di riscatto di Simone Verdi e Diego Laxalt. Dal lato delle cessioni niente da segnare, se non l’addio al calcio di Emiliano Moretti

Le parole di Cairo

Io credo che noi dobbiamo cercare di dare continuità, mi sono rivisto le formazioni del Grande Torino che vinse i 5 scudetti di fila e le ultime 4 formazioni erano praticamente uguali con l’eccezione dell’innesto di Menti come ala nel 1948/’49 ma per il resto era la stessa squadra, confermata sempre”, aveva detto in estate Cairo. Il riferimento era soprattutto alla difesa, tutta confermata: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Castigliano, Rigamonti. “L’obiettivo per noi è tenere tutti i giocatori che abbiamo e puntellare la formazione magari con uno o due innesti, vedremo con il nostro mister e con il nostro direttore sportivo, per fare ovviamente la squadra migliore possibile”. E così ha fatto. La forza del Torino, in estate, è stata soprattutto quella di saper dire no. Respinta la Roma dell’infedele Gianluca Petrachi, che aveva corteggiato Nicolas Nkoulou, difensore camerunese classe 1990 finito nei radar di mezza Europa. Respinti Inter, Milan e Napoli per Armando Izzo, tra i migliori per rendimento dello scorso anno. La difesa a tre di Mazzarri sarebbe ripartita da loro, guardando con interesse Lyanco, mandato a crescere alla corte bolognese di Sinisa Mihajlovic, e Kevin Bonifazi, a mettere minuti nelle gambe a Ferrara, sponda Spal. Al giro di boa di questa Serie A, però, i frutti di questa programmazione sono agrodolci. 

… ai rimpianti di quest’anno

Se la difesa era il reparto da cui ripartire, quello in cui si è fatto la voce grossa blindando i big, la prima metà di campionato lascia qualche perplessità. Il Torino è infatti tra le peggiori retroguardie della parte alta della classifica e bruciano ancora le 4 reti subite in casa della Lazio e i 3 schiaffi presi contro Hellas Verona, Parma e Inter. A deludere, subito a inizio anno, era stata la batosta estiva in Europa League. Dopo i 7 gol, tra andata e ritorno, contro il Debreceni e la cinquina casalinga contro lo Shakhter Soligorsk, l’urna continentale aveva decretato il Wolverhampton come ostacolo finale nel cammino ai gironi. L’avversario peggiore che potesse capitare: giovane, rapido, tecnico. Fu 2 a 3 a Torino e 2 a 1 al Molineux Stadium. Con tanto di fine del sogno europeo. E l’inizio stagione è stato un po’ la profezia della stagione del Toro: tanti match errati, interpretati male, in cui si è sbagliato l’approccio e si è pagato pegno con il risultato. In molte sfide, infatti, è mancata concentrazione e spirito di sacrificio: “Dobbiamo dimostrare abnegazione, voglia di fare qualcosa di importante e dare fastidio all’avversario” spiegava Walter Mazzarri al termine del Derby della Mole, finito con una sconfitta, è vero, ma viziato da numerosi errori arbitrali. “Dobbiamo affrontare tutte le partite come abbiamo fatto con la Juventus”. Il 2020 è iniziato con la vittoria per 2 a 0 contro la Roma, dove ha ripreso a cantare (e a segnare) il Gallo Belotti. Questo deve essere lo spirito per la seconda metà di stagione.

Da chi ripartire

Guardando le statistiche sono soprattutto tre i nomi da cui il Torino di Walter Mazzarri deve ripartire per aggredire la classifica e conquistare l’Europa. Ci credevano gli analisti ad inizio stagione e deve necessariamente credere tutta la squadra, in primis allenatore e giocatori. 
Il primo è senza ombra di dubbio Salvatore Sirigu, che nonostante alcuni infortuni e scelte sbagliate è sempre il baluardo della porta granata. L’ex estremo difensore di Paris Saint Germain e Palermo ha toccato quota 100 presenze con la maglia del Torino proprio nel match contro la Roma, dove si è dimostrato ancora una volta decisivo con parate fondamentali come quella su Lorenzo Pellegrini. Esperienza, talento, tecnica. Ma soprattutto voglia di diventare sempre più importante per questa squadra e di strappare il pass azzurro per Euro 2020. 
L’altro nome forte è quello arrivato in estate, quel Cristian Ansaldi, l’esterno di centrocampo che si sposa alla perfezione con lo stile di gioco di Mazzarri. Ha numeri da trequartista e ha iniziato, nell’ultimo periodo del 2019, a trovare un certo feeling con la porta. A frenarlo, però, sono soprattutto gli infortuni. 
Il terzo nome, ovviamente, è quello di Andrea Belotti. Altalenante come il Torino. Grintoso e di carattere proprio come il Torino. Non a caso la squadra è a immagine e somiglianza del suo capitano. Finora non è stata la miglior stagione del Gallo, che fa un gran lavoro per la squadra ma si perde troppo in zona gol. Dalle sue reti passerà il posizionamento finale dei granata. Dalle sue reti passerà anche la convocazione di Roberto Mancini. Perché l’Italia, priva di un centravanti vero, ha bisogno dei suoi gol. Proprio come il Torino. Che in questo 2020 vuole riabbracciare il vero Belotti. Sperando di scalare la classifica.