Penna granata in trasferta / Mai come in questo caso gli insuccessi saranno in caso da imputare a chi, con convinzione, ha scelto di distruggere il Toro

Che cosa sta succedendo al presidente Urbano Cairo? Da un po’ di tempo pare che non ne stia imbroccando più una giusta. Agli occhi dei tifosi del Toro è da un pezzo che ha iniziato la sua parabola discendente, ma ultimamente anche su altri fronti si sta rivelando disastroso in situazioni che di riflesso, si ripercuotono sul Torino. Da Blackstone (che a dire il vero sembra volgere a favore dell’editore alessandrino) a Micciché dimessosi dalla presidenza della Lega di Serie A oppure dal video in cui in piena pandemia si esalta per gli affari d’oro, ai comunicati di redazione delle sue testate che lo attaccano pesantemente solo per fare qualche esempio. Passando al calcio, dalle nefaste scelte dell’estate 2019 al peggior mercato invernale e al concreto rischio Serie B, tanto da spingere il presidente a mettersi a guidare una cordata in Lega per bloccare le retrocessioni in caso di nuove interruzioni, al maltrattamento subito dalla Federazione e da Gravina stesso che hanno portato il presidente del Torino ad abbandonare i suoi progetti con la coda fra le gambe.

Proprio in merito a queste ultime vicende, sembra che Cairo abbia la concreta paura di retrocedere. In effetti come potrebbe essere altrimenti dopo che il presidente con la sua gestione ha generato i malumori in rosa (vedi caso Nkoulou), ha depotenziato il settore giovanile togliendo Bava e mettendo il suo cartonato senza poteri nel ruolo di ds, ha oggettivamente fatto un solo acquisto in estate visto che Laxalt è stato rispedito al mittente e ora rischia di perdere lo stesso Bava (che sembra destinato a ripercorrere le tappe di Rino Foschi come già scritto precedentemente) per le interferenze di Vagnati nel settore giovanile. A tutto questo mettiamoci inoltre gli infortuni a grappoli che stanno disintegrando la rosa già ridotta all’osso dal sontuoso mercato di gennaio 2020, ed ecco che appare evidente come il rischio di retrocedere sia concreto. Mai come in questo caso gli insuccessi saranno in caso da imputare a chi, con convinzione, ha scelto di distruggere il Toro.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Questo rimprovero è per il presidente come anche per i tifosi i quali, da un po’ di tempo a questa parte, hanno tollerato troppo di tutto e non sono mai riusciti a prendere una posizione compatta e univoca – oltre ai comunicati di facciata – contro la gestione presidenziale. Ad esempio dopo i fatti oscuri di Torino-Inter in Curva Primavera, mi sarei aspettato da parte del tifo la diserzione dello stadio. Lotito, per molto meno, ha vissuto problemi ben peggiori con i propri tifosi che nel corso di quasi un’intera stagione hanno praticamente lasciato deserta la curva Nord. Cosa voglio dire? Che quando una società opera contro gli interessi sportivi della maglia e dei tifosi, che sono la linfa vitale di ogni società, vanno prese posizioni nette, decise e pacifiche, che possano spingere il presidente in due direzioni: cambiare strada o andare via.

Purtroppo ora siamo in una situazione in cui attivarsi in questa direzione non avrebbe senso perché sarebbe come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, visto che il campionato riprenderà a porte chiuse e probabilmente si concluderà così, di conseguenza senza lo stadio sarebbe complicato lanciare messaggi significativi. In secondo luogo perché al momento il primo obiettivo è tenerci stretta la Serie A a tutti i costi. Per qualcuno la retrocessione potrebbe facilitare l’addio di Cairo e potrebbe anche essere così, tuttavia eventuali acquirenti interessati ad una società in Serie B saranno sicuramente meno affidabili e solidi di imprenditori interessati ad investire nel calcio in una società di Serie A. Dunque al tifo presente a Torino lancio un appello di stare vicini alla squadra, perché mai come in questo caso, i pochi giocatori rimasti hanno bisogno della vicinanza perché è certo che da soli non ce la possono fare. A mio modesto avviso il Toro oggi non è messo bene e gli infortuni rappresentano la classica pioggia sul bagnato, tuttavia gli obiettivi devono essere due, uno propedeutico all’altro: trattenere con le unghie e con i denti la Serie A e una volta ottenuta la salvezza, convincere il presidente Cairo in tutti i modi a vendere la società.

I proverbi se esistono hanno un fondo di verità da raccontare, per cui se è vero che “l’unione fa la forza” e se è altrettanto vero “Divide et impera” (come si adopera la società con i propri tifosi) allora vuol dire che se i supporter granata riuscissero ad unirsi con il solo obiettivo di lottare per la maglia e per i risultati sportivi, allora sì che si potrebbe convincere l’attuale patron a cambiare atteggiamento verso la società che presiede o, in seconda battuta, a vendere e a dedicarsi esclusivamente dei suoi affari editoriali e a dimenticarsi per sempre del Toro e del colore granata.

Urbano Cairo
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ultimo aggiornamento: 11-06-2020


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Giankjc (più Toro e meno guinzagli&collari)
Giankjc (più Toro e meno guinzagli&collari)
10 mesi fa

Cairovid-05 ha paura solo di perdere soldi, per il resto non ha alcun sentimento terreno.

ardi06
ardi06
10 mesi fa

A gennaio, visto il calciomercato e la tardiva partenza di mazzarri dissi che il piano del benefattore, fosse quello di andare in b , svendere tutti i giocatori con un mercato e poi dar via la società a qualche scappato di casa, così da accontentare anche il suo padrone monociglio

Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
Vanni(CAIROVATTENE IN BELIZE)
10 mesi fa

L’ho gia’ scritto: io sto in riva al fiume, pieno di coccodrilli. Manco il corpo deve rimanere.

Quando i tifosi potranno ottenere di più dal presidente che hanno?

Il bene del Toro