Mazzarri e Cairo, gli autori dell'ennesimo flop - Toro.it

Mazzarri e Cairo, gli autori dell’ennesimo flop

di Vincenzo Chiarizia - 30 Gennaio 2020

Torna l’appuntamento con la rubrica di Vincenzo Chiarizia, dopo la doppia sconfitta contro Atalanta e Milan, quest’ultima costata la corsa alla Coppa Italia

Nella serata di martedì il Torino è stato eliminato nei quarti di finale di Coppa Italia per mano del Milan che ai supplementari ha vinto per 4 a 2 dopo aver riacciuffato il pareggio al 90′. Pur se è costata l’eliminazione per l’ennesima volta – il Toro infatti in 15 anni di era Cairo non ha mai raggiunto la semifinale di Coppa Italia – la sconfitta di San Siro, decontestualizzandola, potrebbe considerarsi anche una tappa sfortunata che all’interno di una stagione ci può stare. In effetti il Toro nei novanta minuti ha fatto una gara volitiva (cit.), tanto che qualcuno, almeno per un attimo, potrebbe aver dimenticato l’oscena partita contro l’Atalanta. Al Meazza il Toro ha davvero accarezzato l’idea di raggiungere la semifinale, ma perché non è stata raggiunta? E’ davvero colpa degli errori arbitrali con la mancata espulsione di Rebic (che meritava certamente il cartellino rosso), oppure le colpe vanno ricercate altrove? Come dicevo una settimana fa nel Toro nessuno ha il coraggio di assumersi le responsabilità e anche martedì in casa Torino “il cane – di nome Pasqua – ha mangiato i compiti” di Mazzarri e della società. Pur non apprezzando la direzione arbitrale del fischietto di Tivoli, ritengo che la ragione principale per cui si sia usciti dalla Coppa è tutta della gestione fallimentare di società e Mazzarri. Forse, in verità, abbiamo subito il pareggio allo scadere perché la squadra era ormai stremata fisicamente e non riusciva più ad uscire dall’area da alcuni minuti, e di chi è la colpa se la rosa non ha ricambi adeguati in un quarto di finale? Infatti i tempi supplementari hanno dimostrato che, tolta l’occasione di Millico, come i granata fisicamente non abbiano saputo reggere gli ingressi di Çalhanoğlu e Ibrahimovic.

A dire il vero il Toro li avrebbe anche avuti i cambi, ma si è deciso di sfoltire tagliando via Iago Falque che, proprio martedì, ci avrebbe fatto molto comodo vista l’esperienza e la tecnica del giocatore. Invece no, è colpa dell’arbitro. Si dice che “un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa”, mai detto può essere così veritiero se associato a mister Mazzarri e alla società. Purtroppo accade di sovente che nel Torino FC si cada nel ridicolo nella ricerca di giustificazioni puerili per non ammettere l’inadeguatezza del non saper gestire una società che appare letteralmente allo sbando. A San Siro nel pre gara Comi dichiarava: “Non dovete parlare con me di mercato”, e con chi ne dovremmo parlare visto che Bava è sparito? con Cairo forse?

Il Toro avrebbe enormemente bisogno di rinforzi, ma non si sa con chi parlarne. Col Milan nonostante gli evidenti limiti della rosa a livello numerico e tecnico, i granata hanno sfiorato l’impresa. Tuttavia se c’è qualcuno che dà il massimo, nello stesso momento c’è qualcuno che non lo fa. Il presidente Urbano Cairo ha ormai da tempo sacrificato il bene del Toro, per il quale si limita fare lo stretto indispensabile: pagare l’iscrizione della squadra al campionato, pagare gli emolumenti, pagare i servizi sotto gli aspetti logistici (trasferte, alberghi e ristoranti) e allestire una squadra che, senza grandi spese e senza pretese, possa stabilizzarsi nella massima serie. Quando si ottiene più di una tranquilla salvezza, è tutto di guadagnato. Al presidente piace essere ricordato per i suoi record (record di cosa poi?) come l’aver battuto la Juventus dopo vent’anni e ora nuovamente dopo un lustro ancora non riusciamo a tingere la stracittadina di granata. Ma forse oggi è più giusto che la sua immagine venga associata ai 3 anni in B consecutivi o allo storico 0 a 7 subito dal Toro in casa contro l’Atalanta o il non aver mai raggiunto una semifinale di Coppa Italia in 14 anni. Il presidente Cairo è uno che non ha ambizioni sportive. Lo testimonia il mercato allucinante che sta portando avanti. Tutte le operazioni chiuse sino ad ora dalla società hanno come unica logica da seguire quella economica. Cairo vende Bonifazi perché è l’unico giocatore che possa garantirgli una discreta plusvalenza che lo porterà a raggranellare un po’ di denaro per il riscatto di Verdi, si libera di giocatori come Falque (dall’ingaggio pesante) e Parigini, senza contare che entrambi avrebbero fatto enormemente comodo in Coppa Italia, costringe il mister a spremere i propri giocatori perché non ha ricambi in panchina ed è costretto a far giocare Lyanco a centrocampo. Il Torino di oggi è il contrario di quello che dovrebbe fare una qualunque società di calcio professionistica.

In particolare Cairo con il suo modus operandi sta uccidendo il Toro. Il presidente dello 0 a 7 in casa è Urbano Cairo e dobbiamo ricordarcelo tutti. A qualunque presidente roderebbe non poco essere associato a un risultato così negativamente storico, ma sembra che a Cairo non importi nulla e si tiene sul groppone un allenatore che non ha più nulla da dare al Toro. Mazzarri non ha nemmeno il coraggio di dimettersi. Lo 0 a 7 di sabato scorso resterà tatuato sulla nostra pelle, per colpa di una gestione che sta uccidendo la passione del Toro. Il Toro è un patrimonio culturale italiano e Urbano Cairo lo sta calpestando. Ogni sua azione è antitetica alla storia e ai valori che storicamente hanno contraddistinto la squadra granata. Per queste ragioni il mio auspicio da mesi è che il presidente Cairo ceda la società prima possibile, prima che sia troppo tardi. Tutto il suo operato è contro i valori dei tifosi: chiude il Filadelfia e azzera il rapporto tra tifosi e squadra, in collaborazione con la Questura di Torino si attuano testualmente degli “esperimenti sociali” che portano ai daspo dei tifosi della Primavera, non rinforza la squadra quando è pronta a giocarsi i preliminari di Europa League, dichiarando di avere la difesa più forte del campionato, difesa che nelle ultime tre gare ha incamerato ben 13 gol con Sirigu sempre migliore in campo. Si vanta di non aver ceduto i pezzi migliori in estate (cosa banale per chi nutre ambizioni sportive) per poi iniziare a vendere chiunque possa dare convenienza economica. Non ha investito prima del match contro il Sassuolo e non sembra intenzionato a fare nulla per portare in granata un elemento, specie in mediana, che possa portare benefici al Toro. Dove vuole portarci Urbano Cairo? Siamo fuori dall’Europa League, fuori dalla Coppa Italia, lontani dalla zona Europa in campionato, siamo fuori dal Filadelfia, siamo lontani dall’essenza del Toro. E’ necessario invertire la rotta prima che sia troppo tardi. E’ infatti mal costume troppo italiano chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Ne sono esempi tutti gli interventi che vengono fatti quando ad esempio accadono tragedie dalle conseguenze ormai irrimediabili. Per questo presidente, rinnovo il mio invito. Non è obbligato a tenere il Toro, lo venda come ha fatto Pallotta, agisca prima che il Toro, assieme agli enormi valori culturali e storici che porta con sé, venga definitivamente abbattuto dalla sua gestione.

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Giankjc (più Toro e meno guinzagli&collari)
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Giankjc (più Toro e meno guinzagli&collari)

Praticamente un bignami delle nostre istanze e valutazioni.
L’apprezzamento è per la pregevole coerenza mantenuta nel tempo, soprattutto in un abito dove il cervello e le idee sono generalmente “pieghevoli”.
Bravo.

AstroMaSSi
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AstroMaSSi

Sottoscrivo tutto. #cairoout

ardi06
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ardi06

Il benefattore, con l’aiuto di mazzarri, stanno iniziando la svendita, pezzo per pezzo del Torino, oltre ai giocatori già venduti stanno provando in tutti i modi a dare via zaza, ma viste le pretese economiche e l’ingaggio, sarà difficile. Poi per risparmiare l’ennesimo ingaggio stanno provando a liberarsi di Laxalt.… Leggi il resto »