Torino, De Silvestri: intervista su Mihajlovic e squadra granata

De Silvestri: “A Torino ho passato anni belli. Sinisa? Non sono il suo cocco”

di Giulia Abbate - 13 Ottobre 2020

L’ex granata Lorenzo De Silvestri parla anche del Toro e del rapporto con Mihajlovic: “C’è un rapporto importante di cui vado orgoglioso”

In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport Lorenzo De Silvestri si racconta a 360 gradi. Dal calcio agli altri sport praticati e amati, dalla laurea in Economia per “accontentare mia mamma” alla voglia di viaggiare e magari di lavorare, una volta appesi gli scarpini al chiodo, nel mondo del calcio ma “con giacca e cravatta“. Ma è soprattutto un aspetto ad emergere: il rapporto con Sinisa Mihajlovic, ritrovato a Bologna per la quarta volta nella sua carriera. A patto, però, che non si dica che “Lollo” è un pupillo dell’ex tecnico granata: “Detto che delle etichette in fondo me ne frego, un po’ mi infastidisce che io passi spesso per il “cocco” di Sinisa o che si pensi che ci sia una via preferenziale. Fra noi c’è un rapporto importante di cui vado orgoglioso ed è vero che nel calcio dev’essere successo ben poco che due si ritrovino per ben 4 volte nella stessa squadra. Però: in due occasioni lui è venuto dov’ero già io. Quindi siamo due a due”.

L’ex granata: “A Torino? Dopo l’esonero sembravamo vecchi amici”

La prima volta i due si incontrarono alla Fiorentina dove: “Venne lui da me. Con Prandelli avevo già giocato la Champions e raggiunto la Nazionale. Ma dovevo ancora migliorare e crescere: e non lo capivo. Sinisa non mi faceva giocare, mi fece fuori: fu la classica terapia d’urto che apre gli occhi. Era un periodo in cui avevo lacrime, parlavo da solo: a volte questo sport fa così. Alla Sampdoria? Ricordo il suo discorso prima di andare al Milan: quell’anno andammo in Europa, fu un campionato in cui ci martellò costantemente. Alla fine ci disse che era orgoglioso di noi”.

E sull’esperienza a Torino: “Il giorno dopo il suo esonero, e senza che ci mettessimo d’accordo, ci ritrovammo in una manciata di compagni al campo a salutarlo. Sembravamo tutti vecchi amici. A Torino ho passato anni belli (qui il saluto al Toro), ma quando poi ho saputo che mi voleva davvero il Bologna di Sinisa, beh, ho fatto di tutto per raggiungerlo aprendomi un nuovo tragitto di vita. Calcistico, mentale, culturale. Nella sua battaglia contro la malattia, Miha ci ha fatto riflettere sulla vita. Tutti, nessuno escluso. Sinisa picchia su una questione: l’atteggiamento. Quello non va sbagliato da nessuno”.

De Silvestri: “Mi vedo nel calcio con giacca e cravatta”

Nella sua lunga intervista, per Lorenzo De Silvestri c’è anche spazio e tempo per chiacchierare sul passato e fare qualche previsione sul futuro: “Mio papà Roberto era contrario al calcio ma poi quando ho cominciato a conquistare spazi si è appassionato anche lui. Quando smetterò? Quando La prima o la seconda cosa che farò sarà andare a New York: da turista e per la maratona”.

E a chi se lo aspetta su un campo di pallone nelle vesti di allenatore risponde con una battuta: “Intanto da giocatore voglio superare le 400 partite in Serie A. La laurea l’ho presa anche per far felice mia madre e comunque sì, mi vedo più nel calcio con giacca a cravatta che sul campo: ho tanti amici che le indossano, io non posso ancora metterle e rosico”.

Sugli stadi vuoti: “Sembrano le Ghost-Town della Route-66”

Tornando poi alla stretta attualità, Lollo si concentra anche sulle partite disputate in stadi vuoti, a porte chiuse, o con pochissimi spettatori ammessi: “Vedo tanta confusione. Di nuovo troppa. Una cosa è certa: gli stadi senza gente sono un pianeta troppo a parte. Quando feci uno dei miei viaggi più belli, quello sulla Route-66, mi colpirono molto le cosiddette “Ghost-town”, le città abbandonate. Gli stadi senza tifosi sono così: ma non c’è nulla di bello

Lorenzo De Silvestri of Torino FC celebrates after scoring a goal during the UEFA Europa League third qualifying round football match between Torino FC and FC Shakhtyor Soligorsk.

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ardi06
ardi06
1 mese fa

Grande Lollo ho avuto anch’io la fortuna di vedere le ghost town negli usa. Ho fatto cost to cost con diverse variazioni, solo in auto 17800 km