Il difensore granata ha indossato la fascia della Roja in occasione del match perso dai suoi con il Brasile: Mondiali sempre più a rischio
Dalla notte da incubo di San Siro a una notte che non scorderà mai. In cinque giorni, Guillermo Maripan è passato da quello che probabilmente è il punto più basso da cui risalire nel rapporto con una piazza che conosce da appena un mese, alla più grande soddisfazione che può togliersi un giocatore che per sette anni è stato centrale nella nazionale cilena: diventarne il capitano. Alle 21 (le 2 di notte italiane) di ieri, 10 ottobre 2024, è stato Maripan a guidare i suoi nel match contro il Brasile.
Maripan premiato dal ct per maturità
Il nome di Maripan era stato suggerito da Ricardo Gareca, il ct di una Roja orfana della generazione d’oro di giocatori come Alexis Sanchez, Gary Medel e Claudio Bravo. “Si distingue sempre per la sua maturità, lo considera una persona equilibrata”, affermavano dall’interno per spiegare la decisione del tecnico, che forse aveva omesso di considerare la prestazione di Maripan con l’Inter. Scherzi a parte, Maripan si è subito calato nei panni di leader. I suoi compagni, prima di cominciare il match, si sono messi in semicerchio per ascoltare le sue indicazioni, e il pubblico dell’Estadio Nacional di Santiago non ha smesso di acclamarlo in occasione dei suoi interventi.
Cile, Mondiali sempre più lontani
Un clima di festa chiaramente influenzato dall’immediato vantaggio cileno con la vecchia conoscenza italiana Eduardo Vargas. Poi è emersa la superiorità del Brasile, che nel finale di prima frazione trova il pareggio con Igor Jesus. Nella ripresa, è Maripan a incoraggiare i suoi, ma lo sforzo non è bastato, visto che all’89’ è arrivata la doccia fredda firmata Luiz Henrique. Un gol pesante che rende la strada del Cile verso i prossimi Mondiali ancora più in salita.
Maripan: “Impegno e dedizione non negoziabili”
“Abbiamo fatto una buona partita, secondo me. Purtroppo non siamo riusciti a ottenere il risultato”, afferma Maripan, che ha imparato a parlare da capitano: “Noi dobbiamo restare saldi. Siamo un gruppo di giocatori con molti giovani, ma anche con giocatori esperti, e siamo tranquilli. Il gruppo è sereno, indipendentemente dalle chiacchiere; siamo forti e ogni partita diamo tutto per il Cile”. I playoff distano però sei lunghezze: “Noi non perderemo mai la speranza, mai. Per noi, per tutti i ragazzi che sono qui, è un sogno giocare qui, è un sogno andare al Mondiale. L’impegno e la dedizione che abbiamo non si possono negoziare”. Un ragionamento che dovrà valere anche per il Torino, che ha perso il suo leader e ora più che mai ha bisogno di altri giocatori in grado di prendersi le responsabilità.
