Ora sta aggiustando il Cagliari e domenica tornerà a Torino: salutò quello stadio con lo 0-7 contro l’Atalanta

Walter Mazzarri sta sistemando il Cagliari. I rossoblù hanno perso solo una partita, da gennaio in poi, quella in trasferta contro la Roma. Per il resto, sono arrivati tre vittorie e tre pareggi, che hanno permesso ai sardi di staccare Genoa e Salernitana, ma non ancora di lasciare la zona retrocessione. WM ha trovato pochi aiuti nel mercato di gennaio – salvo due rinforzi in difesa e l’ex granata Baselli -, ma si è affidato ai suoi solidi (e soliti) principi: difesa a tre, aggressività, potere agli esterni e mobilità in attacco, lì dove ancora manca un vero bomber. In un momento di insperate certezze, visto com’era andato il girone d’andata, il Cagliari è atteso adesso dalla sfida contro il Torino. Inutile dirlo: per Mazzarri non è come le altre.

Il declino: al Torino finì in tragedia

Se chiedete a un qualunque tifoso del Toro, saprà dirvi esattamente qual è l’ultima partita che Walter Mazzarri ha vissuto da allenatore granata nello stadio di casa, quello che ospiterà il lunch match di domenica 27 febbraio. Il giorno, qualora sfuggisse, lo ricordiamo qui: era il 25 gennaio 2020, si giocava Torino-Atalanta. Finì 0-7. Fu l’abisso dopo il declino, iniziato in estate con il preliminare di Europa League perso contro il Wolverhampton, proseguito con k.o. pesanti (Inter, Lazio) e una beffarda rimonta per mano del Verona di Juric, da 3-0 a 3-3: l’evidente dimostrazione della fragilità mentale di un gruppo che stava andando in pezzi.

Il 4-0 di Lecce sancì lo scollamento tra l’allenatore e i giocatori, oltre a dimostrare che il Torino una squadra non ce l’aveva più. Longo (che raccontò in un’intervista quei giorni), Nicola – mai Giampaolo – avrebbero poi provato a cavar fuori l’orgoglio da quegli stessi calciatori, riuscendoci raramente, più spesso fallendo.

L’ascesa: Mazzarri e quella stagione in cui rese tutti più forti

Non basta parlare del suo triste e solitario epilogo, per afferrare cos’è stata l’avventura di Walter Mazzarri al Toro. Il tecnico arrivò per sostituire Sinisa Mihajlovic, che era in rotta di collisione con la dirigenza, più che in crisi di risultati. Rese più salda la difesa e instillò pian piano le sue idee di calcio nella squadra, iniziando a costruire una base per la stagione successiva. Fece 29 punti in diciannove giornate, mica poco. Il 2018/2019 è stato il punto più alto della sua carriera in granata, ma anche della presidenza Cairo: i 63 punti conquistati alla fine, record assoluto del patron, permisero la qualificazione ai preliminari di Europa League, anche se solo a fronte dell’esclusione del Milan. Un riconoscimento fin troppo magro per un gruppo che, proprio dopo una vittoria bella e convincente contro i rossoneri, si ritrovò a sognare il quarto posto a quattro giornate dalla fine.

Quell’annata, però, è stata anche un’allucinazione. “Ma questi stessi giocatori facevano 63 punti solo un anno fa (/ due anni fa)”: questa frase sarebbe diventato un mantra nelle discussioni tra i tifosi, che non si spiegavano il crollo di risultati, identità e ambizioni che il Toro avrebbe poi attraversato nei due anni a venire. Sicuramente, Mazzarri è stato in grado di tirar fuori il meglio da tanti componenti di quella rosa, attraverso una ferrea organizzazione e una costante aggressività che hanno permesso di superare evidenti limiti tecnici.

Estasi e tragedia in un battito di ciglia

Nella storia di Mazzarri al Toro, l’estasi e la tragedia sono separate da un battito di ciglia. A guardarlo da lontano, viene da chiedersi se il periodo d’oro sia stato reale, e non solo immaginato, alla luce del declino repentino e persistente che è arrivato subito dopo. Sarebbe ingeneroso, però, raccontare il ritorno di WM al “Grande Torino” come il ripresentarsi del fantasma di un oscuro passato. In due anni, il Toro con lui si è ritrovato e poi è imploso. Ma proprio ciò che è accaduto dopo di lui, e fino alla rivoluzione di Juric, ha dimostrato che della disgregazione non è stato l’unico colpevole.

Walter Mazzarri
Walter Mazzarri, head coach of Torino FC, looks dejected during the Coppa Italia football match between AC Milan and Torino FC.
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ultimo aggiornamento: 23-02-2022


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ardi06
ardi06
3 mesi fa

Estasi mi sembra esagerato, tragedia anche, ma un po’ meno

BiriLLo
BiriLLo
3 mesi fa

N’koulou percepiva 1,5 mln l’anno e si ammutina per i premi, magari 200 mila euro in più ?.. Non vorrei passare per qualunquista quindi taccio sui parallelismi con un qualsiasi dipendente con uno stipendio normale che non percepisce il “premio” di risultato, anche se si è prestato oltremodo come molti… Leggi il resto »

Davide Junior1968
Davide Junior1968
3 mesi fa
Reply to  BiriLLo

Credo che la tua sia la più probabile delle ricostruzioni di quanto accaduto diventando causa e presupposto del successivo sfascio biennale, non escluderei comunque che a questo si sia aggiunta anche la questione dei premi, vista la micragnosità del presiniente

Denis-Joe
Denis-Joe
3 mesi fa

Non mi è mai fregato nulla dei punti. Piuttosto con uolter si è semplicemente smesso di giocare a calcio e ne abbiamo pagate le conseguenze fino al biennio successivo. Forse vi siete dimenticati che ogni partita il nostro uomo migliore in campo era Sirigu? E’ andata bene che avevamo il… Leggi il resto »

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