Squadra, stadio, Fila: tante promesse non mantenute. Ecco perché Cairo è contestato - Toro.it

Squadra, stadio, Fila: tante promesse non mantenute. Ecco perché Cairo è contestato

di Andrea Piva - 6 Luglio 2020

La frattura tra la piazza e Urbano Cairo è sempre più profonda ed evidente: per molti l’attuale società granata non può neppure essere considerata il Toro

Erano in 300 sabato mattina di fronte all’ingresso della Curva Primavera a manifestare contro Urbano Cairo, a chiedergli con cori e striscioni di farsi da parte e mettere in vendita il Torino. Il fronte del malcontento è però molto più ampio di ciò che quel 300 racconta e lo sa bene anche lo stesso presidente del Torino. Sembrano essere trascorsi ben più di 15 anni da quando era acclamato sul balcone del Comune o quando posò sotto la Maratona lo striscione con scritto: “Mi sun nen an cuntabale”. All’epoca aveva la fiducia e il sostegno di quasi tutto il popolo granata, ora la situazione si è capovolta.

Cairo nel 2005: “Vorrei riportare il Toro a ciò che era negli anni ’70”

La principale accusa che viene mossa a Cairo è quella di aver tolto al Toro la propria identità, non è un caso che a molti viene ormai spontaneo chiamare questa società “Cairese“, “Effecì” o al massimo “Torino“. Ma Toro proprio no. In questi 15 anni l’attuale presidente granata ha inoltre fatto poco o nulla per avvicinare chi ha fatto la storia del Toro alla società, che ancora oggi ha un’organigramma piuttosto snello con il patron che ha un ruolo di primo piano per qualsiasi decisione. Ha fatto poco anche per cercare di creare un senso di appartenenza nei propri giocatori, a cui spesso non si è voluto “tarpare le ali” ed è stata anzi promessa la cessione a qualche cosiddetta grande. Promesse che spesso sono state mantenute, al contrario di quelle che all’inizio della sua gestione aveva fatto ai tifosi.Vorrei riportare il Toro a ciò che era negli anni ’70 disse Cairo a Massimo Gramellini in una delle sue prime interviste: quindici anni dopo il suo Torino ha ottenuto al massimo due settimi posti.

Cairo nel 2005: “Lo stadio di proprietà è la chiave del calcio moderno”

“Se lo stadio mi interessa? Sì, uno stadio di proprietà è la chiave del calcio moderno. Deve funzionare sette giorni, non solo uno, gestire il tempo libero e avere un ruolo economico e un’utilità sociale” aggiunse sempre in quella famosa intervista a La Stampa. La realtà è però molto diversa: Cairo allo stadio di proprietà finora non ci ha mai pensato. Se il ricchissimo calcio inglese ha insegnato qualcosa è proprio che lo stadio di proprietà, come sosteneva lo stesso Cairo, è un elemento imprescindibile per la crescita di un qualsiasi club. Ma è anche un investimento e questo Torino si è spesso rivelato allergico agli investimenti, che sembrano essere ritenuti più che altro delle spese evitabili.

Filadelfia ancora incompleto: Cairo aveva promesso un investimento di 3,5 milioni

E’ così che non solo non c’è neppure il progetto per uno stadio di proprietà ma, a più di tre anni dall’inaugurazione, anche il Filadelfia è ancora incompleto. Non parliamo solamente del museo, ma non sono ancora state terminate tutte quelle strutture che fanno parte del cosiddetto lotto 2, che comprende gli uffici e la foresteria. Per realizzarli sarebbe bastato che Cairo mantenesse un’altra promessa, quella fatta a Superga riguardo ai 3,5 milioni di euro da investire per la ricostruzione del Tempio granata (che non è di proprietà del Torino, ma della Fondazione Filadelfia), invece ne ha poi messi sul piatto solamente 1. Addirittura peggiore è la situazione del Robaldo, quello che dovrebbe essere il quartier generale del Settore giovanile: dopo ben quattro anni i lavori non sono invece nemmeno iniziati e il centro sportivo a oggi ha più le sembianze di una giungla.

Torino – Cairo: la popolarità è ai minimi termini

Se la popolarità di Cairo è ora scesa ai minimi storici e la contestazione sta sempre più crescendo non è a causa di questa stagione deludente che, semmai, è solamente la punta dell’iceberg: sono quelle speranze tradite, quelle promesse fatte all’indomani del fallimento e poi non mantenute ad aver portato sabato 300 tifosi a manifestare il proprio dissenso davanti alla Curva Primavera, ad averne allontanati migliaia dallo stadio (quei 60.000 di Torino-Mantova non spariti nel nulla). Quegli anni ’70 di cui parlava Cairo sono molto distanti da adesso: all’epoca il Filadelfia era sempre aperto, i derby si vincevano con frequenza, il Toro giocava costantemente nelle coppe europee, vinceva uno scudetto e una Coppa Italia. Il Toro era protagonista.

Urbano Cairo, Torino
Il presidente del Torino, Urbano Cairo, con l’ombrello

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Alberto Fava ( Gigi Marengo for President)
Alberto Fava ( Gigi Marengo for President)
2 mesi fa

OT urgente !!!
Per gd, radice, pennina , vegeta e il resto della pattuglia: correte subito a vedere l’ultimo articolo pubblicato dalla Giulia Abbate, c’è del “ lavoro urgente “ !
😂😂😂

radice10
radice10
2 mesi fa

Ride bene chi ride ultimo

Alberto Fava ( Gigi Marengo for President)
Alberto Fava ( Gigi Marengo for President)
2 mesi fa

Ognuno ha i suoi gusti. Provocare? Godere per vedere il “ nemico” in galera . Degustibus appunto, ma come si dice dalle mie parti : n’a fare e strada….. Oggetto : squadra, stadio, fila, promesse non mantenute , contestazione a Cairo, pardon cairo . Il resto : caciara piccola caciara… Leggi il resto »