Dai primi calci al pallone, all’importanza della famiglia, passando per sogni passati e futuri: le curiosità su Ansaldi a Torino Channel

Con lo stop al campionato per la pausa natalizia, il Torino ha deciso di fare un focus sui suoi giocatori, per farli conoscere meglio al mondo granata e non. Il primo della lista è Cristian Ansaldi, tra quelli con più esperienza e spesso in grado di trasformarsi in una vera e propia guida per i compagni. Sempre sorridente, parte il treno dei ricordi a Torino Channel nella rubrica “A tu per tu con…”. “È incredibile come un sogno che riguarda quella passione e quell’amore per il pallone possa diventare realtà. Ho inizato a giocare a quattro anni con mio padre,a che allenava mio fratello. Giocavamo tutti e tre. Lui non ha giocato professionalmente, ma è una sua grande passione. È tipica di noi argentini, che siamo fratelli di voi italiani. Si vive questa passione in modo diverso se uno lo compara con il calcio tedesco e inglese. Ognuno ha il suo, noi siamo più pazzi. Io ho cominciato prima in una squadra di quartiere. A nove anni sono andato a Newell’s, una squadra che gioca in Prima divisione argentina. Da lì, è cominciato il mio percorso. Il ricordo più bello riguarda i miei genitori che mi portavano e sono sempre stati vicini sia a me che a mio fratello“.

Ansaldi: “Se non fossi stato un calciatore, avrei fatto il veterinario”

Sui sogni ed i luoghi in cui ha vissuto: “A me ha sempre appassionato il mondo degli animali. Ho sempre detto che se non fossi diventato professionista,a vrei fatto il veterinario. I miei compagni ridono molto quando vengono a casa mia, perchè ci sono serpenti, draghi barbuti, criceti. Devo dare da mangiare ai topi che devo poi dare ai serpenti. Abbiamo tre cani, dei pappagalli, tanti animali, non ne ho uno preferito. Cosa vorrei fare da grande? Tanti mi fanno questa domanda. Quando finisco di giocare a calcio, penso che vorrei stare con la famiglia, passarci il tempo che ho perso. Essere un calciatore è bellissimo, però nel nostro caso, che siamo di un altro Paese, io vedo come mi è mancato tanto il tempo non trascorso con i miei genitori. Scorre e uno cresce e si perdono delle cose. So che mia moglie ed i miei figli stanno sempre con me ma i miei genitori, mio fratello, è meno. Sono tanti anni che che sono in Europa e posso stare con loro solo un paio di mesi all’anno. Lo stesso accade con i miei amici di tutta la vita. Quando finirò, tornerò a Madrid. In Argentina torneremo per salutare ma per vivere resteremo in Spagna. Lì, tra tutte le Nazioni ed i Paesi in cui sono stato, Madrid è quella dove mi sono trovato meglio. La Russia è molto diversa a livello culturale, ma siamo stati molto bene lì nei nostri sei anni e mezzo. Eravamo circondati di persone che ci facevano stare bene. Lì è diverso anche i cibo, ha un sapore diverso. La qualità che c’è qua non è la stessa. Poi la gente è molto più fredda. È un mondo diverso. A Torino si sentono l’amore e l’affetto della gente. A differenza delle squadre più grandi, qua si vive più come una famiglia. Ti porta serenità e tranquillità. Come ho sempre detto, se posso, fino ai quarant’anni devo stare qua“.

Ansaldi: “Io e mia moglie ci siamo conosciuti quando io avevo quindici anni e lei quattordici”

Sulla famiglia: “Mia moglie? Ci siamo conosciuti quando lei aveva quattordici anni e io quindici. Ci siamo fidanzati a diciannove e vent’anni e sposati due anni dopo. Lei mi ha seguito ovunque. Quest’anno festeggiamo tredici anni di matrimonio. Siamo riusciti a fare ciò che tanti sognano stando insieme. Io e mia moglie siamo diventati genitori subito delle gemelle e due anni dopo avevamo tre figli. Abbiamo iniziato a migliorare come persone perchè loro ti cambiano la vita. Abbiamo imparato giorno per giorno ad essere genitori. Anche i figli aiutano a migliorarsi. A sei-sette anni hanno iniziato a capire di più che qunado me ne andavo, era perchè andavo in ritiro e stavo via un giorno e mezzo e non volevano. Quello è stato il periodo più diffiile. Ora che sono cresciuti invece, per loro è normale. Mi seguono sempre. Mio figlio mi dice sempre che vuole essere influencer, calciatore e YouTuber. Io alla sua età non avrei mai pensato a quello.La mia vità è sempre stata divisa in due. Priam c’ero io con i miei genitori ed i miei fratelli ed era quella la mia famiglia. Quando mi sono sposato è diventata mia moglie con i miei figli. Non ho un solo momento speciale nella mia vita”

Ansaldi: “Si cresce e si impara con l’esperienza. Oggi sento meno fatica rispetto ad anni fa”

Sui momenti belli e brutti: “Anche in carriera ho avuto tanti momenti belli perchè ho potuto giocare in squadre grandi con giocatori di livello altissimo ed imparare tanto. In Nazionale ti identifichi con il tuo Paese e la tua gente. Bisogna godersi ogni cosa perchè potrebbe non tornare. Gli stimoli vanno sempre cercati. Lì è dove si perde l’allegria. È una cosa che ripeto sempre, voglio giocare fino a quarant’anni. La fatica c’è. Ogni anno erò la parte fisica migliora. Se ci si allena bene si può arrivare a quarant’anni. Io sono migliorato molto, nella mia vita ho avuto tanti infortuni. Sto più attento a ciò che mangio, alle ore di sonno. Uno cresce ed impara grazie all’esperienza. Oggi sento che ho meno fatica rispetto a tanti anni fa. Tra i momenti più difficili a livello personale c’è la separazione dei miei genitori. Io ero lontano, non in Argentina e ho avuto un momento di rabbia con loro perchè sono cresciuto con i principi dell’importanza della famiglia, l’unità e l’amore. Anche ora continua ad essere difficile. Quando devo parlare, una parte di me non l’ha ancora accettato. A tutti dico che ci sono momenti difficili in tutti i matrimoni, soprattutto quando i figli sono piccoli che c’è stanchezza. Se ognuno fa per sè, ai figli resta e lo trasmettono nella vita sociale. La famiglia si rende forte nei momenti difficili, quando deve lottare. Imparare a chiedere scusa è una cosa che dobbiamo fare tutti, perchè senza, si crea un disastro”.

Ansaldi: “Se uno è abituato a vincere, inizia a vincere sempre”

Sulla sua fede: “La fede? Nella mia vità è sempre stata fondamentale. Tante volte la gente pensa che i calciatori non abbiano problemi. Ci sono anche per noi, i soldi danno tranquillità ma non li risolvono sempre. Ho sonosciuto chi ne aveva tanti ma era vuoto e a cosa serve se si sta soli e tristi? Lì davvero i soldi non portano la felicità, che si trova nelle piccole cose, che tante volte abbiamo di fronte a noi ma non riusciamo a godercele. Il modo migliore di poter fare vedere quello di cui si parla è con i fatti, “più fatti e meno parole” come dicono i tifosi. Io sono il più vecchio della squadra ed è normale che quindi i miei compagni vengano da me. Spesso mi fanno domande, e io cerco di rispondere. Voglio aiutare i più giovani parlando ma anche divertendomi. In spogliatoio spesso quando si perde una partita, sono con la testa bassa, e io cerco di risollevarli. Tante volte è difficile capire che è un gioco. Se uno lavora e ha disciplina, è il modo giusto per crescere e vincere. Se uno è abituato a vincere, inizia a vincere sempre. Dobbiamo goderci la vita. Mi piace la musica lenta e romantica e mi piace cantarla.

Cristian Ansaldi
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ultimo aggiornamento: 27-12-2021


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