Le parole del presidente Urbano Cairo sulla situazione attuale e sull’eventuale sospensione del campionato a causa del coronavirus

Continuano i problemi legati al coronavirus, che sta scatenando il panico in Italia. Anche il presidente del Torino Urbano Cairo è stato invitato a parlarne. Sulla questione dell’eventuale sospensione della Serie A, che è la direzione che vorrebbero prendere per evitare un’ulteriore diffusione del contagio, Cairo afferma: “Il calcio sta a cuore anche a me ma non sono intervenuto per affrontare il tema campionato. E non so prevedere cosa verrà deciso nel consiglio federale perché non ne faccio parte. Dico però che il governo avrebbe potuto benissimo adottare anche questo provvedimento nel suo ultimo decreto.

Cairo: “Siamo in guerra e spero che se ne rendano conto anche paesi confinanti”

Negli studi della Rai si insiste sul tema sospensione, si citano le dichiarazioni giunte in mattinata di Tommasi, presidente Aic, e dello stesso ministro Spadafora che ha di fatto scaricato sulla Figc la responsabilità della decisione di interrompere la serie A e magari anche la B. Il presidente del Torino non vuole entrare in argomenti che riguardano gli organi preposti e ribadisce: “A me la situazione del calcio sta a cuore, lo ripeto, ma non sto parlando nella veste di presidente di club ma come italiano che ha la possibilità di dare voce alle angosce di tanti italiani. Siamo in guerra e spero che se ne rendano conto anche paesi confinanti come Francia e Germania, che all’inizio hanno preso il virus sotto gamba, magari, e adesso sono dinnanzi alla proliferazione dei contagi e delle vittime“.

Il presidente del Toro: “Bisogna essere realisti. Non sappiamo quando ci sarà il picco”

Ancora Cairo: “Io di natura sono un ottimista ma dico che oggi non serve a nulla esserlo, bisogna invece essere realisti, o anche pessimisti, visto che non sappiamo quando ci sarà il picco, per evitare un disastro sociale, sanitario e poi economico. Occorre stare tutti chiusi in casa. D’altra parte se la proiezione del raddoppio ogni 4 giorni ci porta a 371 mila ammalati al 31 marzo, vuol dire che con il tasso di mortalità confermato al 5 per cento, ci sarebbero 18 mila vittime: una cosa epocale. Ecco perché ci vuole la misura draconiana di imporre a tutti nelle zone rosse e in quelle colpite di non andare in giro, c’è un’esigenza di salute nazionale. Insomma marzo tutti in casa, per poi ripartire velocemente“.

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ultimo aggiornamento: 09-03-2020


2 Commenti
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guidone
guidone
1 anno fa

purtroppo non dice delle cavolate…

tattolo2001
tattolo2001
1 anno fa

Mo valà valà zimplet…

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