Immobile, ancora tu: tra gol, prodezze e un addio discusso

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Gli ex di Torino-Lazio / L’attaccante ha passato in granata una stagione e mezza. Per Mihajlovic e Lombardo, Lazio è sinonimo di scudetto

“I fischi dei tifosi granata mi hanno fatto molto male”. Così parlava Ciro Immobile il 30 dicembre scorso, a pochi mesi da quel Torino-Lazio 2-2 che segnò il suo ritorno (con gol) all’Olimpico piemontese, questa volta da avversario. Storia di un amore perso, ritrovato e definitivamente distrutto nel gelo. Lo stesso di quel biancoceleste che Ciro indossa da due stagioni a questa parte nella Capitale. Arrivato in granata per rimpiazzare Rolando Bianchi, Immobile stentò nelle prime uscite. Ma non ci fu nemmeno tempo di sollevare dubbi troppo grandi che due gol in due partite cambiarono tutto. Alla fine furono 22 in campionato, numeri che gli valsero il titolo di capocannoniere. In estate, il passaggio al Borussia Dortmund per quasi 20 milioni, ma in Germania l’attaccante non trovò l’ambiente giusto per sfondare e lo stesso accadde a Siviglia, nella stagione successiva. A gennaio, si profilò l’imponderabile: ritorno a Torino in prestito, maglia numero 10 e coppia con l’astro nascente Belotti. La seconda avventura granata racconta di cinque reti, quattro assist e un infortunio che lo tenne ai box per sei partite.

E poi arrivò lo strappo. Riscatto difficile, volontà di cambiare aria – “Vuole andare via”, disse Petrachi il giorno della presentazione di Mihajlovic. E così avvenne, con il mancato acquisto dal Siviglia e il contestuale passaggio alla Lazio. Lunedì, nel posticipo, ci sarà il terzo faccia a faccia. E Immobile non è stato tenero nei primi due confronti: rete in semirovesciata al “Grande Torino”, gol del vantaggio nel perentorio 3-1 della gara di ritorno. Il centravanti di Torre Annunziata non sarà l’unico ex del monday night. Anche il passato di Federico Marchetti nasconde ricordi granata, legati più che altro alle giovanili, dove il portiere è cresciuto – e dalle quali è partito più volte in prestito per farsi le ossa – fino al fallimento del Toro nel 2005. Mihajlovic, Lombardo e De Silvestri, invece, sono gli ex di parte granata. Per il duo tecnico, Lazio è sinonimo di Scudetto, quello conquistato da giocatori nel 2000. Il serbo a Roma vi trascorse addirittura sei stagioni, con 193 presenze e 33 gol. Lorenzo De Silvestri, invece, alla Lazio è entrato nel professionismo, dopo la trafila nel settore giovanile. 47 gettoni in tre stagioni per il terzino che lì si guadagnò l’inserimento nella lista dei migliori venti under 20 del calcio mondiale, secondo il The Sun.

10 Commenti

  1. La verità indiscutibile e’ che non è stato riscattato. Se poi davvero voleva andar via si poteva vendere. Il problema è che come al solito si è voluto barboneggiare sul riscatto cercando di far pressione al Siviglia pretendendo da Ciro dichiarazioni di voler rimanere al Toro per abbassare il prezzo. Ora è facile pretendere da Ciro dichiarazioni di amore verso il Toro, ma che dovrebbe dire però lui della società che tergiversava nell acquistarlo? Io mi sarei sentito poco considerato è importante vedendo la società poco decisa a spendere i 10 milioni. È’ come se non credessero nelle capacità del calciatore rispetto al l’investimento. Società accattona che specula oltre il limite

  2. l’ignobile napoletano è corso verso il canile che lo pagava meglio !! Ci ha preso alla grande per il culo , dimenticando rapidamente come lo aveva trattato urbanetto e come lo avevamo trattato tutti noi …..è n’omme e merda direbbero di lui i suoi compaesani !!!

  3. Immobile non è più o meno mercenario di altri, lo è in egual misura.
    Ci sarebbero due modi per trattenere dei giocatori e farne dei simboli , oggigiorno .
    Uno dei due modi è inarrivabile , cioè creare uno squadrone che compete bene a livello europeo . È inarrivabile a prescindere da Cairo.
    Il secondo è lanciare i giovani prodotti di un grande settore giovanile , educati fin da bambini alla vita granata.
    Questo secondo metodo si potrebbe realizzare, con un presidente tifoso e bravo e ricco, e una tifoseria granata non solo nei colori ma anche e soprattutto nel cuore e nel cervello.

  4. A quanto pare, aveva ragione. E’ andato via, gioca in EL, lotta per la Champions e per il secondo titolo di capocannoniere, guadagna di più. Forse ha capito più lui di tanti altri la doppiezza di Cairo & C., respirando per un anno l’aria di casa nostra, dove si parla tanto ma si conclude assai poco. I tifosi lo hanno accolto come fu per Maradona al Napoli, Ferlaino consule. Poi Ciruzzo, vista la mala parata di due stagioni fa e le nulle prospettive calcistiche profilantisi all’orizzonte, ha dato il calcio dell’asino a tutto l’ambiente granata, inclusi i tifosi che stravedevano per lui. Dunque i fischi non dovrebbero stupirlo più di tanto. Ma anche noi, a dirla tutta, dovremmo essere tanto lucidi e onesti da capire che il giocatore, mercenario finché si vuole, non è stato minimamente invogliato a restare da una Società senza un vero progetto ed in continuo, esasperante conflitto tra il desolante presente e il glorioso passato.