Sirigu: Torino, ora matura. E contro l'Udinese servono punti

Sirigu indica la strada: Toro, per la maturità servono punti con le “piccole”

di Francesco Vittonetto - 18 Ottobre 2019

Nelle prime sette di Serie A, il Torino ha perso tre volte contro squadre di medio-bassa classifica: contro l’Udinese per invertire la rotta

Salvatore Sirigu ripercorre il cammino altalenante del suo Torino in questo avvio di campionato, poi lancia l’avviso ai naviganti: “Ora mi aspetto maturità”. Finita la settimana di Nazionale, il pensiero del 39 si rivolge al suo ritorno al Filadelfia e alla sfida di domenica contro l’Udinese. Non vuole più brutti scherzi, anche perché la sconfitta di Parma – l’ultima sfida che il Toro ha giocato lontano da casa – proprio non gli è andata giù. E così meglio mettere sull’attenti i compagni, in vista di una partita che parte da presupposti simili – in trasferta, contro un avversario inferiore per classifica e organico – ma deve avere esiti necessariamente diversi se, come nelle idee del portiere, i granata vogliono “arrivare a certi livelli e non scendere più“. Vogliono maturare, insomma.

Torino, tre sconfitte contro squadre alla portata

Schivo ma grintoso, per carattere, fuori dal mondo dei social: Sirigu parla poco al grande pubblico. Per questo, quando lo fa non è né per caso né a sproposito. La sua riflessione è puntuale. Basti pensare che il Torino, nelle prime sette di Serie A, ha perso tre volte contro squadre che lo seguivano in classifica: tre “piccole”, per dare un’etichetta semplificatrice.

Zero punti contro Lecce, neopromosso, Sampdoria e Parma. Una sindrome underdog alla rovescia: quando è il Toro ad essere favorito non sempre (l’eccezione, per ora, è la sfida contro il Sassuolo) riesce ad affrontare l’impegno con la giusta mentalità.

Sirigu: Toro, ora sii continuo

Già, la mentalità. Tasto che Sirigu arriva a toccare tangenzialmente più volte nel suo intervento fiume post-Nazionale: “L’obiettivo è diventare una squadra granitica, che possa confermarsi fra le prime sei, sette ogni anno, e non sporadicamente. Non perché oggi c’è Belotti e magari domani no”.

Tradotto: irrobustire il progetto al di là dei giocatori, per dare un futuro al Torino. Essere un leader, d’altronde, significa anche individuare gli step per continuare a crescere. E pure tirare le orecchie prima del tempo, per evitare di cadere di nuovo negli errori del passato.

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