Dopo i mesi di alti e bassi con Baroni alla guida del Torino, l’arrivo di Roberto D’Aversa sembra aver cambiato la mentalità della squadra
Su una vittoria per 2-0 dominando contro la Lazio non ci avrebbe scommesso nessuno, probabilmente neanche lo stesso Marco Baroni che fino a pochi giorni fa sedeva proprio su quella panchina, eppure il nuovo Toro di D’Aversa ha vinto e convinto, conquistando 3 punti importantissimi in chiave salvezza. Una squadra che fino a una settimana fa faceva fatica a mantenere il possesso contro un Genoa di pari livello (se non inferiore), dall’oggi al domani è riuscita a mettere in serie difficoltà una Lazio che, per quanto in difficoltà in questa fase di campionato arrivava con una rosa sulla carta nettamente più forte. Sorprende come ciò sia arrivato con gli stessi interpreti… ma allora cos’è cambiato?
La nuova mentalità
A cambiare non è stata la tattica – troppi pochi i giorni per agire su di essa – ma la testa, e a farla cambiare è stato proprio Roberto D’Aversa. Fin dal primo momento, come confermato dal tecnico stesso, D’Aversa si è impegnato nel far comprendere alla squadra le proprie potenzialità, dimostrate durante l’anno nei 9 (ora 10) clean sheet e nelle buone prestazioni contro alcune big della Serie A, cercando di far tirare fuori al gruppo quell’orgoglio che sembrava mancare da mesi, se non da un anno intero. Impresa non semplice quella dell’ex-allenatore dell’Empoli, specialmente in un ambiente come quello che attualmente fa da cornice al Torino, fatto di proteste, scioperi e manifestazioni, ma nonostante ciò la prima di D’Aversa è stata un successo.
Quello che serviva al Toro
D’Aversa, per quanto non sia sicuramente il miglior allenatore del campionato, era la scelta giusta da fare in questo momento delicato, non tanto per una questione tecnico-tattica, ma per una questione di mentalità.
Al Torino serviva un allenatore che palesasse grinta e spirito di sacrificio, serviva un allenatore diretto, che in conferenza stampa arrivasse spiegando per filo e per segno quali erano le sue intenzioni, senza troppi voli pindarici o metafore per passare da un tema all’altro dribblando le domande. Quanto visto in campo domenica è probabilmente il frutto di unacomunicazione diretta anche con la squadra, che ha portato consapevolezza nella testa dei giocatori. Ora l’obiettivo deve essere confermare questa condizione mentale anche a Napoli, non per forza dal punto di vista del risultato (D’Aversa stesso l’ha definita una “partita proibitiva“), ma dal punto di vista dell’attitudine e della mentalità.

Fare meglio dell’insulso decerebrato che lo ha preceduto in panca e impresa da poco….
Carie paiasu cuntabale vattene
Per adesso D’Aversa e’ l’eroe e Baroni e’ il piciu. Pero’ aspettate a vedere quante gliene dicono se, come ci puo’ anche stare, D’Aversa perde a Napoli.
Con tutti gli zerotreini e i tordi gobbi che ronzano intorno al Toro, qua il pesce comincia a puzzare molto presto.
Sempre in prima linea mi raccomando!
Redazione, anche voi fate lo stesso errore di tutte le sala stampa. Con l’ex-Baroni dovevate fare le domande con la tavola ouija, unico strumento efficace per comunicare con l’aldilà.
pensa che le domande al porkonano*, invece, a parte Bonetto, le han sempre fatte da sotto la tavola